EMILIA ROMAGNA
Verso la Conferenza regionale del volontariato
“Il rapporto del volontariato con le istituzioni nel cambiamento della società” è stato il tema del secondo incontro, svoltosi nei giorni scorsi a Modena, in preparazione alla VII Conferenza regionale del volontariato (Bologna, 26 novembre) promossa dalla Regione Emilia Romagna. Oltre 80 gli esponenti del volontariato, delle istituzioni e dei Centri di servizio per il volontariato di Modena, Ferrara e Reggio Emilia che hanno partecipato all’incontro, aperto da Rosa Bandieri, presidente del Comitato paritetico provinciale del volontariato di Modena, che ha rilanciato l’importanza della Conferenza regionale: essa “rappresenterà, nell’anno europeo del volontariato, un momento fondamentale d’incontro e di confronto tra istituzioni pubbliche e organizzazioni di volontariato, con l’obiettivo di favorire i rapporti e valorizzare l’impegno e l’esperienza dei volontari in Emilia Romagna”.La situazione in Emilia Romagna. Sono quasi 3 mila le organizzazioni di volontariato iscritte al registro regionale, più di 600 mila i soci aderenti, oltre 100 mila i volontari “attivi”. “Nel corso del 2011 le istituzioni e gli organismi che promuovono il volontariato hanno realizzato un grande lavoro di coordinamento e raccordo”, ha sottolineato Bandieri, che ha aggiunto: “L’Assessorato regionale alle politiche sociali, le Province e le varie realtà che rappresentano le associazioni di volontariato della regione si sono impegnate a condividere progetti, programmi e azioni orientati a valorizzare l’impegno delle oltre 2.800 associazioni di volontariato attive in Emilia Romagna”. In questo contesto s’inserisce il seminario di Modena, “perché parlare oggi di volontariato significa misurarsi con parole come crisi, cambiamento, criticità, ma anche con diritti, valori, gratuità, solidarietà, progetti, responsabilità: i termini chiave della cittadinanza attiva”. “Il volontariato – ha sottolineato la presidente del Comitato paritetico – incontra i cambiamenti del nostro vivere oggi, che si misura con dimensioni di fragilità inaspettate che sembrano sfuggire al nostro controllo; le risorse economiche sembrano diminuire e l’orizzonte di vita anche professionale delle persone – anche nelle nostre province emiliano romagnole – sembra non avere certezze. Queste dimensioni intrecciano anche la vita delle istituzioni e dei servizi pubblici, con limiti di spesa e diminuzione dei servizi offerti, e di contro una crescente pressione da parte della cittadinanza che fa sentire i servizi ‘sotto assedio'”.Una nuova iniziativa. “Fare di più insieme per fare meglio” è la sfida per Luigi Bottazzi, del Comitato di gestione del Fondo speciale per il volontariato dell’Emilia-Romagna. “Il problema vero – ha affermato – sta spesso nella rete, nel senso d’insieme delle relazioni. Ma è proprio attraverso la rete che passano le innovazioni, le nuove pratiche”. Laura Groppi, portavoce dell’Osservatorio regionale del volontariato, ha sottolineato l’importanza della partecipazione di tanti volontari al cammino che sta portando alla Conferenza regionale. “Uno dei nodi da affondare – ha detto – è il problema della complessità, problema che si può superare se lavoriamo non su strade parallele, ma che si congiungono. Mentre se ognuno resta ancorato alla propria mattonella si perdono pezzi importanti”.Le sfide di oggi. Il cambiamento economico e sociale porta il volontariato a nuove sfide e nuove opportunità, anche in rapporto alle istituzioni. Gino Mazzoli, psico-sociologo dello Studio Praxis di Reggio Emilia, ha tracciato un quadro dei nuovi elementi che caratterizzano la società attuale, e di conseguenza quella regionale, tra cui campeggiano le “dimensioni fortemente immateriali, come quelle che governano il mondo della finanza”, che hanno effetti reali sulla vita di tutti, soprattutto sui più deboli e i legami sociali che “evaporano”: secondo lo psico-sociologo ci sono “sempre meno luoghi dove rielaborare le proprie paure e incertezze”. Non a caso uno dei fenomeni in crescita in regione è quello “dell’indebitamento delle famiglie, che supera quello delle imprese. I dati di Unioncamere Emilia-Romagna segnalano (nel periodo dicembre 2007-febbraio 2010) un aumento dell’indebitamento medio delle famiglie in Emilia-Romagna pari al 43% (quello delle imprese è del 40%), superiore a quello medio italiano, pari al 26%. Eppure il disagio visibile, è minore rispetto a una volta. Nello stesso tempo la depressione è la malattia più diffusa in Occidente a partire dagli anni Settanta: dal 1990 al 2009 gli utenti dei servizi psichiatrici territoriali della provincia di Reggio Emilia sono passati da 561 a 6.544”. Di fronte alla “nuova categoria sociale dei vulnerabili”, cioè “un ceto medio impoverito, che vive sopra le proprie possibilità economiche, provvisto di scarse reti familiari”, servono – secondo Mazzoli – prodotti innovativi, che evidenzino un bisogno e attirino investimenti: “Call center per l’ascolto dei problemi, percorsi di accompagnamento badante-anziano, vacanze a basso costo per famiglie che non se le possono più permettere”.a cura di Lucia Truzzi(21 ottobre 2011)