Riprendendo il tema della veglia "Morire di speranza", il card. Martino ha ricordato che "lungo le rotte disperate della ricerca di futuro, quante sono le donne e gli uomini in fuga che muoiono prima di raggiungere la meta, falciati dalla violenza, esposti al pericolo? Quante le moderne stragi degli innocenti?". Fra questi "ritroviamo ha detto – il volto e le storie dei tanti profughi che fuggono dai conflitti armati" o dalla "desertificazione" o chi "ha perso tutto nei disastri ambientali". Molti ha concluso – fuggono da condizioni "intollerabili per la sicurezza globale o per i diritti umani, ma che dovrebbero divenire sopportabili alle vittime, quando sulla scorta di un malinteso senso di sicurezza, gli Stati e i legislatori erodono il diritto alla protezione, all’asilo, all’aiuto umanitario". In realtà, ha precisato, "senza la memoria di questo dolore e della speranza spezzata si edifica un’Europa virtuale, che si vorrebbe senza drammi e senza scosse, avulsa dal mondo globale e carico di tensioni nel quale viviamo, origine di tanti e ponderosi flussi migratori".