PROSTITUZIONE: RAMONDA (ASS. GIOVANNI XXIII), "NO AI QUARTIERI A LUCI ROSSE"

"Lo sfruttamento sessuale delle donne non si risolve circoscrivendolo ad aree urbane a luci rosse o dando il mercificio in gestione a delle cooperative". A ribadirlo oggi dalle colonne dell’Osservatore Romano è Giovanni Paolo Ramonda, responsabile dell’associazione Comunità Papa Giovanni XXIII per il quale non si può pensare "di contrastare un male delimitandolo geograficamente o regolamentandolo con opportune norme. Le soluzioni prospettate contrastano con la necessità di ricostruire un tessuto valoriale del quale da più parti si lamenta la carenza". "Ci si chiede – scrive Ramonda – come sia possibile far passare per legittimo ciò che è espressione di mero possesso della persona ridotta ad oggetto, di offesa della dignità e della libertà delle coscienze. Ci si chiede perché non si pensi alla qualità della vita che sarebbe riservata alle prostitute legalizzate e alle loro famiglie. Il rispetto per il prossimo non è solo la regola fondante della nostra religione, ma una imprescindibile conquista sul piano della cultura e della civiltà". È quindi "assolutamente determinante", conclude che "i governi diano vita a strumenti legislativi appropriati che consentano la repressione del fenomeno colpendo i responsabili del racket, inasprendo controlli e pene. Uno Stato attento e accorto deve essere vigile nella salvaguardia del bene comune e combattere il male che va estirpato e sanzionato".