INTERCETTAZIONI: DALLA TORRE, "PIÙ CAUTELA E COLLEGIALITÀ" (2)

"La libertà di stampa, in una democrazia, attiene al dibattito politico, non alla divulgazione di fatti personali anche se rilevanti sotto il profilo penale", dichiara il giurista in un’intervista al SIR, ricordando che "fino a che il provvedimento non è definitivo vale la presunzione di innocenza". Sotto accusa, dunque il "malcostume giornalistico della divulgazione di registrazioni che gettano discredito sulle persone coinvolte, e che riguardano fatti che non hanno rilevanza dal punto di vista processuale e giuridico". Il problema di fondo, per Dalla Torre, è dato da chi "tende a guardare dal ‘buco della serratura’ cosa succede alle persone". C’è poi la "responsabilità di chi passa, o ha passato alla stampa", il contenuto delle intercettazioni – prassi di fronte alla quale "non c’è mai stata da parte della magistratura nessuna iniziativa volta a reprimere un abuso del genere". Nessuna risposta, del resto, neanche dagli "organi autodisciplinari" dei giornalisti, che "non hanno adottato nessuna misura a tutela della deontologia professionale". Una cosa, dunque, è lo "strumento" dell’intercettazione", "importante strumento di indagine", un’altra è invece la sua "divulgazione", che dovrebbe essere "più rispettosa dei diritti della persona, fino alla sentenza definitiva di condanna, affinché i processi non diventino processi mediatici".