Inserire la questione delle intercettazioni "nel profilo della tutela della privacy"; distinguere "lo strumento dell’intercettazione, importante dal punto di vista giuridico, dalla sua divulgazione"; adottare "più cautela e collegialità" nel ricorso a tale procedura da parte della magistratura, evitando che sia "il giudice solo" ad adottarla e "prevedendone la divulgazione solo in strettissimi casi, attinenti al dibattito processuale". Queste, in sintesi, le "raccomandazioni" di Giuseppe Dalla Torre, rettore della Lumsa, in merito al recente disegno di legge sulle intercettazioni approvato al’unanimità dal Consiglio dei Ministri. Il ddl, se il provvedimento verrà approvato senza modifiche dal parlamento, vieta le intercettazioni per i reati con pena inferiore ai 10 anni, con una deroga per i reati contro la Pubblica amministrazioni e per i reati di mafia, terrorismo e "altri reati di gravissimo allarme sociale". Pene più severe, con la reclusione fino a 5 anni per chi "utilizza o rivela" le intercettazioni o altre notizie coperte da segreto, e con l’arresto da 1 a 3 anni (e sanzione da 500 a 1032 euro) per il giornalista che "pubblica arbitrariamente, anche per riassunto, le intercettazioni di cui è vietata la pubblicazione". (segue)