EMILIA ROMAGNA
Presentata una proposta di legge per la ricostruzione post-sisma
Una legge per la ricostruzione nei territori interessati dal terremoto che ha colpito l’Emilia Romagna il 20 e il 29 maggio. Si presenta come “una disciplina speciale, semplificata nelle procedure ed essenziale nei contenuti, che consentirà di realizzare celermente il complesso degli interventi ricostruttivi, in particolare per quanto riguarda i centri storici”, la proposta di legge (“Norme per la ricostruzione nei territori interessati dal sisma del 20 e 29 maggio 2012”) varata di recente dalla Giunta regionale, che presto sarà al vaglio dell’Assemblea legislativa della Regione. Accelerare i tempi. “Tutte le norme che aiutano i territori colpiti dal terremoto a ripartire sono importanti”, afferma Ciro Donnarumma, segretario regionale Cisl Filca (Federazione italiana lavoratori costruttori e affini). “La semplificazione e l’accelerazione nelle procedure per la ricostruzione, obiettivi di questa proposta di legge, sono fondamentali, ma per la Cisl Filca lo sono altrettanto il controllo sulle imprese che lavorano alla ricostruzione, per esempio attraverso certificazioni come il Durc (Documento unico di regolarità contributiva) e gli elenchi di merito delle imprese edili e di costruzione per poter rilanciare lo sviluppo nella legalità”, continua Donnarumma. “Per fortuna – sottolinea – abbiamo della brava gente che da subito si è messa all’opera per ripartire il più velocemente possibile. L’unico problema ora riguarda le risorse: c’è bisogno di mettere a disposizione rapidamente quei soldi che servono sia alle imprese sia ai cittadini per ricostruire, perché finora hanno sborsato di tasca propria”. Anche Coldiretti, che ha collaborato alla stesura della proposta di legge, ne evidenzia gli obiettivi: “L’impressione è proprio quella di voler accelerare i tempi sulla ricostruzione attraverso metodologie omogenee”, afferma Alessandro Ghetti, responsabile ufficio legislativo di Coldiretti Emilia Romagna. Centri storici e campagne. Nella proposta di legge, rimarca l’esponente di Coldiretti, “è prevista ‘una specifica disciplina per gli aggregati urbani da recuperare attraverso una progettazione unitaria degli interventi’. Ma questo porterà via ancora molto tempo, soprattutto per i centri storici”. Per quanto riguarda le zone rurali, invece, “siamo contenti che sia stata inserita la problematica dello sprawl (espansione incontrollata) nelle campagne perché è un elemento di grande attualità. Nel tempo – ha chiarisce Ghetti – il numero delle costruzioni nelle campagne è aumentato in modo spropositato e tale progetto di legge permette di far ripartire le imprese al più presto, razionalizzando il tessuto rurale e dando la possibilità di poter aggiustare il sistema abitativo e imprenditoriale: infatti sono ‘previste speciali disposizioni che consentono di ridurre lo sprawl insediativo, ammettendo l’accorpamento degli edifici rurali sparsi facenti parte di un’unica azienda agricola e la delocalizzazione dei fabbricati non più funzionali all’attività agricola nel territorio urbanizzato o urbanizzabile”. Infine, anche Ghetti ammette che il problema più rilevante oggi riguarda i finanziamenti per la ricostruzione: “Sono 5 mila le aziende agricole colpite dal sisma e fra le aree più problematiche c’è sicuramente quella modenese per intensità sia di popolazione sia di imprese. L’aspetto positivo è che già oggi si vede il grande lavoro che è stato fatto per volontà delle persone”.La situazione delle chiese. Marco Soglia, coordinatore tecnico per la ricostruzione della diocesi di Carpi, la più colpita dal sisma, commenta: “Spero davvero che siano semplificate le procedure perché in questa fase abbiamo bisogno di tutto tranne che di normative che complichino i progetti e allunghino i tempi. Come diocesi abbiamo deciso di essere ente attuatore non solo delle successive opere di ricostruzione, ma anche degli interventi di messa in sicurezza e questo ci ha portato ad aprire un notevole numero di cantieri che iniziano i lavori non appena vengono finanziati. Finora abbiamo presentato 24 progetti di messa in sicurezza che sono stati approvati: 14 finanziati e iniziati (tra cui il duomo di Carpi) e 8 finiti (quasi tutti i campanili). Al momento sono in fase di presentazione altri 17 progetti relativi alla copertura delle chiese scoperte (tra cui duomo di Mirandola e la chiesa di San Paolo a Concordia) e/o alla loro messa in sicurezza interna. Abbiamo inoltre presentato 9 progetti per la riapertura definitiva delle chiese e stiamo predisponendo 12 progetti per la sistemazione delle canoniche”. Mirandola, San Possidonio e Concordia rimangono i centri storici più colpiti della diocesi: questo provvedimento aiuterà la ricostruzione? “Ad oggi – risponde Soglia – non sappiamo come verrà risolta la problematica, di sicuro occorrerà sedersi a un tavolo e parlarne con i sindaci e la soprintendenza. La nostra intenzione è comunque quella di ricostruire tutti i beni danneggiati. Nel frattempo, sapendo che il cammino non sarà breve, abbiamo deciso di realizzare, in tutte le situazioni critiche tra cui i tre centri storici citati, una struttura temporanea che possa fare le veci della chiesa fino a quando questa non verrà sistemata”.a cura di Lucia Truzzi(19 novembre 2012)