Di per sé, dunque, per Corradini "la possibilità di far recuperare gli studenti anche senza gli esami di riparazione, affidando alla scuola i corsi di sostegno e di recupero non è un male. A patto, però, che la scuola riesca ad organizzarsi in modo tale di consentire ai ragazzi sia la serietà per andare avanti, sia quella flessibilità minima per permettere ai chi ne ha bisogno di recuperare, già durante l’anno scolastico, utilizzando anche un mese per le verifiche sull’andamento del pagamento del debito". Se la scuola, quindi, "nella logica dell’autonomia, riesce ad organizzarsi in modo tale da garantire insegnanti preparati e studenti disponibili", allora secondo Corradini "diventa una vera e propria comunità educativa che sa farsi carico dell’apprendimento anche di coloro che hanno limiti o difficoltà". Se, invece, prevalgono le "difficoltà" o il "muro" tra studenti, insegnanti e famiglie, "non resta altro che la ‘tagliola’ dell’appuntamento dell’esame di riparazione, che in una sola volta promuove o boccia senza appello". Per il futuro della scuola, l’auspicio di Corradini è che al contrario "si instauri un circolo virtuoso tra genitori, studenti e insegnanti", attraverso "volontà di dialogo, impegno per collaborare e serietà delle verifiche", a partire da un "clima generale di fiducia e di rispetto del senso dell’autorità".