Donare il sangue "ha un valore altissimo, al di là del semplice aspetto medico e clinico" perché significa "compiere un gesto simbolico, in quanto il sangue è simbolo stesso, essenza della vita. Donando il sangue si dona una parte di noi stessi che è la cosa più preziosa che possediamo: la vita". La riflessione, in occasione della Giornata mondiale per la donazione di sangue (domani, 14 giugno), è di padre Maurizio Faggioni, docente di bioetica presso la Facoltà teologica dell’Italia centrale di Firenze e ordinario di bioetica all’Accademia alfonsiana di Roma. “Donando il sangue – prosegue il religioso – si regala gratuitamente all’altro la possibilità di vivere, si dona un diritto e si ribadisce per noi stessi l’inclinazione profonda del nostro essere". Non solo: questo gesto ci permette di riscoprire "noi stessi al di là delle divisioni sociali che giornalmente ci separano. Ognuno può donare il sangue, perché è parte di noi stessi, che uno sia povero o ricco e questo fa sì che nessuno possa dire all’altro: tu non hai niente da dare". Conclude padre Faggioni, "il sangue è un dono della persona. Può essere donato, non venduto, perché si vendono le cose e il sangue è più di una cosa, è qualcosa di noi stessi. Si può solo regalare attraverso un gesto di amore, così come nessuna persona è merce dell’altro".