FRIULI VENEZIA GIULIA

Territorio e ambiente

Rifiuti: la situazione in Friuli Venezia Giulia

Quadro vario. Rispetto allo smaltimento dei rifiuti il quadro è vario in Friuli Venezia Giulia. In particolare, a Udine un impianto di selezione recupera una piccola parte dei rifiuti, poi il resto viene pressato e inviato in discarica; lo stesso avviene a Pordenone. Si tratta però di due province dove la percentuale di rifiuti indifferenziati è piuttosto bassa rispetto al resto della regione. A Trieste e Gorizia la situazione è diversa: tutti i rifiuti non differenziati vengono bruciati nell’impianto di termovalorizzazione; a Gorizia siamo arrivati ad un 80% circa di incenerimento. L’Arpa (Agenzia regionale protezione ambiente) ricorda che “per quanto concerne i rifiuti speciali, in regione è operativo l’impianto Mistral di Spilimbergo, oltre ad altri impianti realizzati presso grandi unità produttive, autorizzati ad operare l’incenerimento o il coincenerimento dei rifiuti prodotti all’interno del proprio ciclo produttivo e rifiuti prodotti da terzi”.La raccolta differenziata. Dal punto di vista della raccolta differenziata, se si confrontano i dati di oggi con quelli del 1998, si nota un grosso incremento: dal 12,3% (per tutta la regione) al 28,7%. A Trieste la raccolta differenziata, nel 1998, era di appena l’8,2%. Le province più virtuose in termini di raccolta differenziata sono Pordenone (35,7% di raccolta differenziata nel 2004) e Udine (32,3%), segue Gorizia (26,3%), Trieste è ultima, con il 13,7% di raccolta. C’è da dire comunque che a Pordenone e Udine si raccoglie anche la frazione umida che incide per un buon 30 per cento sul peso totale dei rifiuti. Anche a Gorizia si sta avviando la raccolta dell’umido. A Trieste per ora si raccoglie solo lo sfalcio del verde (potature, foglie, erba), che viene convogliato a Cormons (Go) per il compostaggio.Il termovalorizzatore. Trieste ha una tradizione molto antica di incenerimento dei rifiuti. Già nel 1912, ancora con il governo asburgico, era attivo un impianto; il termovalorizzatore attuale è in funzione, con successivi adeguamenti tecnologici, dal 1972. Ed ecco una curiosità: con un chilo di spazzatura casalinga, ogni triestino si paga circa 6 ore di televisione. Tuttavia i costi iniziali per la realizzazione degli impianti non sono da sottovalutare ed è per questo che lo Stato prevede forti incentivi nei primi 8 anni. Un altro costo rilevante è costituito dall’acqua potabile che viene usata per il raffreddamento. Vi sono poi le spese di trasporto e stoccaggio dei residui tossici, alcuni dei quali sono addirittura portati in antiche miniere di sale, in Germania.La tassazione. Infine, qualche considerazione va effettuata sul passaggio dell’intera regione dal regime Tarsu (Tassa sui rifiuti solidi urbani) al regime Tia (tariffa d’igiene ambientale) per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani. Attualmente, infatti, la tassa si basa sulla metratura delle abitazioni. La tariffa terrà conto invece dei rifiuti prodotti. In alcune zone, dove questo è possibile, la spazzatura viene pesata: il cittadino paga un tanto al chilo. Sembrerebbe la soluzione più equa. In realtà, si possono trovare dei sotterfugi: ad esempio, a Gorizia, dove è stato introdotto tale sistema, c’è stato un netto calo del peso dei rifiuti pro capite. Il motivo? Molti caricano i propri rifiuti in auto e li buttano a Monfalcone. Insomma, il sistema dovrebbe essere omogeneo su un territorio abbastanza vasto per evitare certi “trucchetti”.a cura di Tiziana Melloni(23 giugno 2006)