Per Catananti, "oggi quella sottile zona grigia che può distinguere il lecito dall’illecito si sta spostando sempre più; per questo quando il business finisce per prevalere sulla qualità della cura, chi non possiede forti valori di riferimento può superare il crinale e sprofondare nell’illecito senza accorgersene, convinto di operare nell’interesse dell’azienda cui appartiene". Certamente, afferma, "occorrono criteri di efficienza nella gestione, ma non si può pensare che l’ospedale sia come una qualsiasi altra azienda. Credo che il sistema di finanziamento vada assolutamente ripensato; il meccanismo dei Drg può essere utile per valutare la tipologia della casistica e i costi di gestione, ma non può essere il sistema di finanziamento degli ospedali". A giudizio del direttore del Gemelli, "il meccanismo del finanziamento basato sulla quantità è perverso; l’incentivo ‘più fai, più ti dò’, dovrebbe trasformarsi in ‘meglio fai più ti dò". Oltre a ciò, conclude, "occorre ricorrere anche a quell’altra leva poco utilizzata: i controlli da parte delle Regioni e la ricerca della qualità della cura in tutte le sue sfaccettature".