FRIULI VENEZIA GIULIA

Risorsa da non sprecare

Verso un “Piano di tutela delle acque”

Per rendere i cittadini più consapevoli in materia di risorse idriche, la Regione Friuli Venezia Giulia ha deciso di analizzare il problema lanciando alcuni studi che possano portare a un corretto uso delle acque locali e a un risparmio, affinché esista il minor spreco possibile di acqua in tutti i suoi usi comuni e quotidiani.Il progetto regionale. “Il Friuli Venezia Giulia è per sua natura una terra d’acqua ed è per questo che spesso siamo abituati a considerare questa risorsa come illimitatamente disponibile. Compito di cittadini e pubblica amministrazione è invece prestare continua attenzione alla sua quantità e qualità: proprio per questo verranno stilate le linee guida che la Regione dovrà adottare assieme ai Comuni per una gestione più efficacie e meno costosa delle risorse acquifere”. Ad affermare ciò è stato il vicepresidente e assessore regionale all’Ambiente Luca Ciriani nel corso del convegno “Risorse idriche sotterranee del Friuli Venezia Giulia: sostenibilità dell’attuale utilizzo”, svoltosi il 1° marzo a Udine con lo scopo di presentare il percorso di collaborazione tra il servizio Idraulica della direzione centrale Ambiente, l’Osmer Arpa e i dipartimenti di Geoscienze e di ingegneria civile e ambientale dell’Università di Trieste, ponendosi come strumento per la valutazione della sostenibilità dell’uso attuale delle acque sotterranee e per la programmazione del loro utilizzo futuro. “La necessità di un approfondimento – ha fatto presente Ciriani – nasce dall’osservazione di numerosi segnali di criticità”, che hanno portato a elaborare le “Linee guida” contenenti in particolare le direttive per incrementare la ricarica, ridurre i consumi, conservare la qualità, controllare la sostenibilità e il progresso delle conoscenze. “I risultati di questo lavoro, che ha messo insieme più competenze specifiche, sono un tassello per la predisposizione del più generale Piano di tutela delle acque, che è alla fase conclusiva e per il quale si aprirà a breve – ha anticipato Ciriani – il processo di adozione, che prevederà un’ampia consultazione pubblica”.Le situazioni di criticità. Secondo i dati contenuti nelle “Linee guida per la programmazione degli utilizzi della risorsa acqua”, a fronte di un fabbisogno medio giornaliero d’acqua pro capite generalmente stimato in Europa sui 250 litri, risulta che ogni abitante che nel Friuli Venezia Giulia fa ricorso a un pozzo domestico artesiano consuma ben 17.937 litri al giorno, cioè 72 volte le reali necessità. Il censimento realizzato dagli studiosi dell’ateneo giuliano conta 7.594 pozzi autorizzati per vario uso e 47.709 pozzi ad uso domestico in Regione. La maggiore percentuale di prelievo è quella rappresentata dai pozzi a servizio di impianti di pescicoltura, pesca sportiva e valli da pesca (41%); la seconda è quella irrigua (30,8 %); seguono quella per uso potabile, i pozzi ad uso industriale, geotermico, antincendio e igienico. “È importante intervenire nel campo dell’uso domestico anche per mezzo di semplici interventi poco onerosi, al fine di ottenere il maggior risparmio con il minimo sforzo. I dispositivi di regolazione oggi in commercio non limitano la funzionalità del pozzo e non ne riducono l’efficienza, anzi portano ad un notevole risparmio della risorsa e a un aumento di pressione all’interno dell’acquifero, a tutto vantaggio dell’utente”, ha sottolineato il team di studiosi.La nota stonata. Guardando alle tariffe, oggi quelle medie italiane parlano di circa 1,50 euro per metro cubo d’acqua. I dati dolenti arrivano dall’età degli impianti e tubature, davvero obsoleti, al punto che l’Ambito territoriale integrato del goriziano fa registrare quasi il 50% del volume d’acqua immesso in rete che si disperde prima di arrivare ai rubinetti: 12,82 milioni di metri cubi d’acqua che si disperdono su 25,52 milioni immessi. “Dobbiamo andare verso la direttiva nazionale di non dispersione di un bene primario come l’acqua, per motivi di anti-spreco e di maggiore qualità dell’acqua stessa”, ha affermato Maurizio Franz, presidente del Consiglio regionale.La voce dei cittadini. L’Associazione “Benkadì” di Staranzano in provincia di Gorizia, dal 2004 si occupa di vari temi legati alla sostenibilità e allo sviluppo e, tra queste, il corretto utilizzo della risorsa rappresentata dall’acqua, collaborando con l’amministrazione provinciale e il Centro volontari cooperazione allo sviluppo per la realizzazione di pozzi in Africa e la divulgazione sul territorio provinciale, soprattutto tra i giovani delle scuole. “Non si può che essere d’accordo con una proposta volta a risparmiare acqua – ha dichiarato Giovanni Dean, membro dell’associazione -. Il mondo va avanti e si deve tenere presente che questa è un risorsa non rinnovabile. Per quanto riguarda invece la perdita degli impianti di tubazione, c’è un gran battage nel dire che, se la gestione dell’acqua passerà in mano ai privati, questi investiranno risorse per sistemare la rete idrica; guardando nei luoghi dove la privatizzazione è già avvenuta, questo non è stato compiuto se non in minima parte. Ritengo che l’idea della gestione pubblica di questo bene rimanga comunque la migliore”.a cura di Selina Trevisan(11 marzo 2011)