Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana.
In continuità con il recente intervento all’assemblea dei Vescovi, il Papa continua, al convegno diocesano di Roma, a riflettere sul presente e sul futuro della nostra comunità ecclesiale e civile. Due osservazioni meritano di essere sottolineate: ci offrono infatti suggestioni preziose sul quadro complessivo nel quale ci troviamo ad operare e suscitano un interrogativo: non siamo forse un po’ troppo "vecchi", come spirito, per rispondere in termini adeguati e creativi alle molteplici sollecitazioni del presente e del futuro? "E’ diffusa la sensazione, osserva il Papa, che, per l’Italia come per l’Europa, gli anni migliori siano ormai alle spalle e un destino di precarietà e di incertezza attenda le nuove generazioni". Si accentuano le divisioni, le sperequazioni e si respira aria di crisi, addirittura al di là degli stessi indicatori socio-economici. Qui è il punto dell’"emergenza educativa" e della "speranza", i due grandi temi che il Papa presenta alla diocesi ma anche alla società, alla politica, alla cultura. A questa constatazione di invecchiamento che non risparmia una scienza o una tecnologia che pure sembrano bruciare le tappe – risponde, Benedetto XVI, con il dinamismo dell’amore ("non è la scienza ma l’amore a redimere l’uomo"). Ricorda che è proprio del credente "un atteggiamento di grande fiducia, di tenacia, di coraggio". Anche se sappiamo che "non possiamo eliminare del tutto la sofferenza dal mondo", ci sono grandi prospettive di speranza e dunque di azione che si aprono a partire proprio dall’esperienza autentica della vita cristiana, dalla preghiera: "attraverso la preghiera, impariamo a tenere il mondo aperto a Dio e a diventare ministri della speranza per gli altri". E’ il cuore del discorso di Benedetto XVI: di qui dipende infatti il dinamismo della testimonianza e della missione applicato alle molteplici questioni in agenda, dall’educazione e formazione della persona, alla famiglia e all’accoglienza della vita, alle emergenze del lavoro e della casa, della sicurezza e dalla povertà, fino all’immigrazione, "perché non sia escluso l’immigrato che viene tra noi con l’intenzione di trovare uno spazio di vita nel rispetto delle nostre leggi". Ecco allora il nuovo ruolo anche civile e politico dei cattolici: dare vita ad un dinamismo concreto e virtuoso di prospettiva, di speranza, di risposta, a partire dalla loro propria identità e così, per contagio, mettere in movimento l’intero quadro sociale. Uscire da una situazione di invecchiamento artificiale, che genera riflessi rinunciatari e una sensazione di dissipazione è possibile ed urgente. Il passo è culturale e spirituale e di conseguenza sociale ed anche economico: nuovi percorsi si delineano e l’esigente e lineare magistero di Benedetto XVI lo indica con precisione.