Si stima che nel mondo siano 72 milioni i minori che non hanno accesso all’istruzione di base. Di essi 37 milioni vivono in paesi in conflitto o reduci da guerre. "Benché in queste nazioni si concentri il più alto numero di bambini esclusi dall’istruzione – evidenzia Valerio Neri – i paesi Cafs sono quelli a cui va la quota minore degli aiuti dei donatori internazionali per l’istruzione. Se vogliamo che entro il 2015 si persegua l’obiettivo del millennio dell’istruzione primaria universale per tutti i bambini, le nazioni avanzate e più ricche, compresa l’Italia, debbono aumentare sensibilmente i finanziamenti per l’educazione, destinandone una quota rilevante alle nazioni in conflitto". Nonostante, infatti, le dichiarazioni di impegno, il Rapporto rileva come 19 su 22 governi donatori non abbiano destinato all’educazione nei Paesi in via di sviluppo la porzione di finanziamenti necessari, ovvero la "quota equa", per raggiungere l’obiettivo dell’educazione universale entro il 2015: al terzultimo posto della classifica è l’Italia. Inoltre, come documenta il Rapporto 2008, la quota finora destinata agli stati fragili a causa delle guerre è stata troppo bassa rispetto al numero di bambini che non va a scuola: "sul totale degli stanziamenti per l’educazione, meno di un quarto, pari al 23%, è andato alle nazioni e ai bambini vittime di conflitti". (segue)