ISTRUZIONE: SAVE THE CHILDREN, "SI FACCIA DI PIÙ PER I BAMBINI NEI PAESI DI GUERRA"

"Per un anno di scuola elementare di un bambino, un paese industrializzato, Italia compresa, spende 500 volte di più rispetto a quanto si spende per l’istruzione di un bambino in un paese afflitto o reduce da guerre": ad esempio, "il Lussemburgo sborsa 12.000 dollari per garantire un anno di istruzione a ogni bambino" mentre "ammonta a 17 dollari annui la spesa pro-capite per istruzione primaria in Burundi": sono dati che emergono dal Rapporto 2008 "Scuola, ultima della lista", diffuso oggi da "Save the Children" nell’ambito della campagna internazionale "Riscriviamo il futuro" che ha per obiettivo assicurare educazione di qualità a 8 milioni di minori in 20 nazioni in guerra o post conflitto. "L’istruzione è uno degli investimenti principali che un paese può fare perché la possibilità per un bambino di andare a scuola e ricevere un’educazione di buon livello, oltre ad essere un diritto fondamentale, è la garanzia di un futuro migliore", commenta Valerio Neri, direttore generale di "Save the Children Italia". "Tuttavia – prosegue – mentre nelle nazioni cosiddette ricche l’istruzione è adeguatamente finanziata lo stesso non può dirsi per molti paesi in via di sviluppo, in particolare per quelle nazioni reduci o afflitte da guerre (Conflict affected fragile States-Cafs), in cui la scuola può rappresentare l’unica prospettiva positiva per migliaia di bambini". (segue)