Le decisioni in merito alla situazione nelle parrocchie dei tre sacerdoti che celebrano, da circa un anno, "unicamente secondo il rito antico" non sono che "una corretta applicazione" del Motu proprio di papa Benedetto XVI "Summorum Pontificum". A puntualizzarlo è il vescovo di Novara, Renato Corti, con una lettera – resa pubblica durante le messe di domenica scorsa – alle comunità parrocchiali di Garbaglia e Nibbiola (No), di Preglia e Crevaldossola (Vb), di Santa Maria Maggiore a Vocogno (Vb). Don Alberto Secci, parroco di Santa Maria Maggiore e Vocogno, e don Stefano Coggiola, parroco di Preglia e Crevaldossola, hanno rassegnato al vescovo le dimissioni dall’incarico di parroco. A Santa Maria Maggiore e Vocogno mons. Corti ha già nominato un nuovo parroco, don Adriano Miazza. Don Secci, a cui il vescovo si legge nella lettera ha già espresso "concrete proposte di lavoro pastorale" – abiterà nella casa parrocchiale di Vocogno, dove i fedeli che vorranno potranno partecipare alla liturgia secondo l’antico rito, concordando l’orario con il nuovo parroco. Analogo discorso per don Coggiola, che abiterà nella casa parrocchiale di Bognanco, anch’essa a disposizione per la liturgia secondo l’antico rito. Don Marco Pizzocchi, invece, non han presentato la rinuncia all’incarico di parroco di Garbagna e Nibbiola, e il vescovo si trova "obbligato a sostituirlo".