"Poiché essere poveri non è un reato, ne deriva che non è possibile porre sullo stesso piano di chi svolge attività criminali la disperazione delle persone che lasciano case ed affetti per sopravvivere. Per tale motivo, una nazione che chieda al suo governo il solo mantenimento dell’ordine è già schiava: ciascuno riceve la propria dignità non dalla cittadinanza, bensì dall’appartenenza al genere umano". E’ quanto scrive mons. Vincenzo Bertolone, vescovo di Cassano allo Ionio (Cs) in un articolo sul tema dell’immigrazione pubblicato ieri su un quotidiano calabrese. "Per questo spiega – non è possibile negare a nessuno la dignità di cittadino senza violare i suoi diritti di uomo e di persona. È allora necessario un patto di cittadinanza con gli immigrati, con al centro i valori fondanti del cristianesimo e della Carta Costituzionale". Gli immigrati scrive ancora mons. Bertolone – sono "chiamati a riconoscere il dovere di onorare i Paesi che li ricevono e a rispettarne le leggi, la cultura e le tradizioni. Al tempo stesso, le nostre comunità, in particolare i cristiani e i governanti che si dicono tali, devono sforzarsi di vincere ogni tendenza a chiudersi in se stessi ed imparare a discernere l’opera di Dio nei fratelli di altre culture, passando dalla mera tolleranza al rispetto autentico della diversità".