SIMPOSIO EUROPEO DOCENTI UNIVERSITARI: MARION, LA "MORTE DI DIO" E IL "FATTO RELIGIOSO"

In filosofia, il periodo della "morte di Dio" – i due secoli di nichilismo annunciati da Nietzsche – "coincide, sotto i nostri occhi talvolta atterriti, con il ritorno di fiamma incontrollato della cosa in sé di Dio, paurosamente confessato dalla laicità metafisica sotto il titolo di ‘fatto religioso’". E’l’analisi di Jean-Luc Marion, dell’Università "La Sorbonne" di Parigi, sul "ritorno insopprimibile del divino", che "attesta che ciò che noi pensiamo come un oggetto, morto come tale, non cessa di imporci la sua esperienza". Nella lezione magistrale tenuta questo pomeriggio in apertura del VI Simposio europeo dei docenti universitari, il filosofo francese ha fatto notare che "ciò che è stato tematizzato come la ‘fine della metafisica’ non consiste in un fallimento della sua impresa, ma anzi in una riuscita" tale da provocare "un ritorno della resistenza delle cose stesse ad essere oggettivate". In questa prospettiva, per Marion, "il nichilismo si limita a constatare che i valori più alti, di cui i più radicali sono i concetti della metafisica, si ‘disvalorano’, cioè non operano più e non permettono più la razionalità. Il nichilismo registra il fatto che l’oggettivazione non mette in opera, bensì in crisi la razionalità". Di qui la necessità di "allargare la ragione al di là dei limiti dell’oggettivazione", tipica del procedimento scientifico.