"Il rito, in quanto azione, ha il corpo come soggetto primario. Questo non è facile da accettare. Per lo più il primato è riconosciuto alla razionalità, ma in questo modo il corpo è considerato come un oggetto sotto il controllo della mente": è la premessa dalla quale è partito mons. Giuseppe Busani, presidente dell’Associazione professori di liturgia (Apl), intervenuto al VI Convegno liturgico internazionale "Assemblea santa. Forme, presenze, presidenza" in corso presso il monastero di Bose. "Il rito ha proseguito Busani – è quell’agire del corpo che, liberandolo dall’inerzia del suo uso strumentale, porta a vivere la relazione e a sperimentare la trascendenza". "Le emozioni, per paura di cadere in un sentimentalismo equivoco, sono state rimosse dalla liturgia" ma "quando vengono a mancare, il rito diviene una sequenza di comportamenti eseguiti con noiosa precisione, e si rischia la deriva di un formalismo anestetizzante". Nell’assemblea liturgica "si realizza la vocazione cristiana ed ecclesiale, proprio perché i corpi sono chiamati a formare un corpo (ecclesiale) nell’unico corpo (di Cristo)". Di conseguenza: "Tutte le metafore che utilizzano il termine "corpo" per indicare la chiesa e Cristo ha concluso Busani sarebbero delle astrazioni inconsistenti se perdessero il legame con la fisicità dei corpi umani dai quali prendono origine".