Secondo una nuova ricerca di Amnesty International, presentata oggi a Bangkok (Thailandia), il governo di Myanmar sta raddoppiando gli sforzi "per costringere i sopravvissuti al ciclone Nargis ad abbandonare i rifugi di emergenza e impedire che siano raggiunti dagli aiuti". Questo comportamento aumenta il rischio di morte per decine di migliaia di persone. Il 20 maggio, denuncia Amnesty International, "l’Spdc (Consiglio di Stato per la pace e lo sviluppo, il governo di Myanmar) ha decretato la fine della fase di soccorso e assistenza e l’inizio della fase della ricostruzione". Subito dopo, "l’Spdc ha avviato una campagna per costringere i senzatetto a sgomberare i rifugi governativi e quelli di fortuna. Le autorità hanno preso di mira le scuole e i monasteri, in cui si erano rifugiati gli sfollati dopo che quei siti erano stati usati come seggi per il referendum costituzionale, adducendo inoltre a pretesto l’imminente apertura dell’anno scolastico". Molti dei sopravvissuti non possono tornare alle proprie case, dato che molte aree del delta del fiume Irawwaddy rimangono quasi del tutto inabitabili. "Dopo essere sopravvissuti alla furia del ciclone, migliaia di persone ora subiscono quella dell’Spdc", ha affermato Benjamin Zawacki, ricercatore di Amnesty International su Myanmar, che nell’ultimo mese ha visitato il paese. (segue)