"L’intelligenza dei significati dello spazio liturgico, così come la complessa opera di costruzione di una chiesa, non possono essere affrontati unicamente attraverso la tecnica di progettazione. In realtà la disposizione delle pietre come la realizzazione degli spazi è in rapporto diretto con l’edificazione della comunità cristiana e viceversa": è quanto affermato da Enzo Bianchi, priore di Bose, aprendo stamattina i lavori del VI Convegno liturgico internazionale che continueranno fino al 7 giugno. Nell’incontro, organizzato in collaborazione con l’Ufficio nazionale per i beni culturali ecclesiastici della Cei, si affronta quest’anno il tema di "Assemblea santa. Forme, presenze, presidenza", proseguendo un ciclo di appuntamenti con teologi, liturgisti, architetti, artisti, responsabili dell’edilizia per il culto che ha già analizzato gli elementi di altare, ambone, orientamento e battistero. Se: "Ogni spazio architettonico plasma una precisa forma di assemblea che esprime una determinata idea di Chiesa", "così come il Concilio di Trento ha saputo esprimere un’architettura coerente con la propria ecclesiologia, occorre verificare – ha concluso Bianchi come e in che misura il Concilio Vaticano II è stato in grado di plasmare spazi liturgici espressione dell’ecclesiologia di comunione".