"Per affrontare il tema dell’immigrazione è auspicabile un piano strategico e organizzativo. Prescindendo dagli aspetti relativi ai flussi clandestini e alla criminalità che vanno risolti attraverso trattati e leggi, come avviene per esempio in Germania la questione si presta a tre ordini di valutazione, due economici e uno sociale": lo scrive sull’Osservatore Romano di oggi l’economista Ettore Gotti Tedeschi nell’editoriale dal titolo "L’immigrazione come valore economico e sociale". Dopo aver sottolineato che "è necessario stabilire quanto il flusso immigratorio sia necessario per ripristinare l’equilibrio previdenziale del Paese ospitante", ricorda anche le "esigenze insoddisfatte di mano d’opera, senza la quale un Paese non sopravvivrebbe" e anche i "criteri di solidarietà". In particolare sul primo punto osserva che "in alcuni Paesi europei la necessità di immigrazione per raggiungere valori sufficienti a riequilibrare il deficit di nascite e perciò di popolazione attiva capace e disposta entro il prossimo quindicennio a pagare le pensioni alla popolazione non più attiva sia stata sottostimata anche di qualche milione di persone". Sull’Italia scrive poi che "si è ormai capito che senza le collaboratrici familiari e i lavoratori manuali per le imprese del nord il Paese avrebbe gravi difficoltà".