Il risultato è che, a causa del rincaro dei prezzi del cibo, un miliardo di persone dei Paesi poveri è costretto a spendere ogni giorno il proprio reddito quotidiano di un dollaro per nutrirsi. Di qui, l’appello a guardare al problema non solo come "ad un’emergenza temporanea", ma "nel contesto di una crescita economica giusta e sostenibile", puntando quindi a misure riguardanti "non solo lo sviluppo agricolo e rurale, ma anche la salute, l’educazione, il ruolo delle leggi ed il rispetto dei diritti umani". Poi, il richiamo ad "un rinnovato impegno" soprattutto in Africa; l’appello affinché "il dovere alla solidarietà verso i membri più vulnerabili della società sia riconosciuto" e l’esortazione a guardare la crisi alimentare "in una prospettiva etica", così che "l’accaparramento e le speculazioni siano inaccettabili ed il diritto del singolo individuo alla proprietà, incluso quello delle donne, sia riconosciuto". Mons. Tomasi ha poi suggerito l’organizzazione di cooperative per ovviare ai limiti delle piccole aziende agricole, danneggiate dalle imprese multinazionali. E ha ribadito la necessità di "una nuova mentalità" che ponga "l’uomo al centro e non si focalizzi semplicemente sul profitto economico": "Troppe persone muoiono ogni giorno di fame ha concluso mentre risorse immense vengono stanziate per le armi. La comunità internazionale deve essere spinta all’azione".