la nota Sir di questa settimana.
” “Forse può essere un’occasione per prendere coscienza che è necessario voltare pagina. Proprio alla vigilia della 58a assemblea della Cei un incontro della Fondazione Ialianieuropei, guidato da Massimo D’Alema, ha nuovamente messo a tema alcuni aspetti di quella che, gramscianamente, si definiva la "questione cattolica". Al fondo ne è emerso però un quadro tutto sommato tradizionale, che finiva per contrapporre da un lato il modello "conciliare", i cattolici come "sale e lievito", dall’altro la Chiesa come istituzione appunto "ecclesiastica", in un rapporto "da potere a potere" con la politica e la società. E’ uno schema di larga fortuna e diffusione. Il problema è che, nonostante questo, risulta – al di là del giudizio che si possa dare sull’analisi – sempre meno utile per capire il passato prossimo, il presente e soprattutto il futuro, non solo a misura di Italia, ma anche nel quadro europeo e occidentale. Occorre andare avanti.” “Questo schema infatti, che appunto gramscianamente si radica anche sull’idea di una peculiare arretratezza italiana dovuta alla "mancata riforma protestante", dipende da un quadro culturale che ha alla sua radice una idea di "laicità", come è stata articolata in un classico percorso bicentenario nell’Europa continentale a partire dalla Francia. Idea appunto risalente che, nel discorso pubblico sembra avere come (residuale?) punta di diamante l’altra parte dei Pirenei. In questa prospettiva "laicità" (e secolarizzazione) è in buona sostanza un percorso di liberazione dall’influenza della Chiesa nella società e di privatizzazione della fede.” “C’è, in questo schema, una forte carica anti-pluralistica. Se si vuole sviluppare la discussione e uscire da un paradigma datato è forse proprio necessario cominciare da qui, considerare la Chiesa in modo adeguato.” “Il dibattito pubblico, oggi più che mai, ha bisogno, di fronte a grandi sfide nuove, di andare al fondo, di ritornare alla radice, sulla persona, sulla società, sulle prospettive delle scienze e della tecnica, sulla questione stessa della verità e comunque sulle questioni ultime. Questo presuppone un’arena pubblica, in cui la fede cristiana e la Chiesa cattolica possano in quanto tali, portare il loro contributo. E’ stato Giovanni Paolo II ad aprire con decisione in questa direzione, in un quarto di secolo di storia accelerata, e Benedetto XVI rilancia instancabile. L’invito ad allargare gli spazi della razionalità in questo senso è cruciale, perché ripropone la questione dell’identità al cuore della cultura occidentale.” “E’ una grande sfida, quella di questi decenni, ad uscire dagli schemi e affrontare da nuove prospettive i nuovi temi. E’ una sfida per i "laici", certo, ma anche per la Chiesa e i cattolici. Da questo punto di vista stanno emergendo le forme di articolazione, anche in Italia, di un nuovo "movimento cattolico", adeguato a un quadro in evidente trasformazione, e nello stesso tempo ancorato ad una preziosa identità.” “