Per il porporato, "sono proprio i contraccolpi di una lotta tra i poveri a fornire un’immagine che, per il momento, è solo deformata. La Chiesa è accanto ai poveri, ma non ha il potere di sradicare la povertà. Alle politiche sociali, quando mancano o sono carenti, non è possibile rispondere in termini di supplenza". "Una Chiesa che supplisce avverte il card. Sepe – è una chiesa posta, talvolta, nelle condizioni di agire semplicemente come una sorta di agenzia umanitaria. Non è questo ciò di cui Napoli ha bisogno". E, anzi, solo da queste scorciatoie "si rende possibile ciò che è avvenuto durante e dopo la presenza nel duomo del gruppo di extracomunitari senza alloggio". Per il cardinale "è addirittura mortificante dover smentire" che sia stata la curia o l’arcivescovo in persona a chiedere l’intervento della polizia. "La Chiesa di Napoli sottolinea il cardinale -, per propria vocazione, è abituata ad altre forme di convocazione: chiama i poveri a raccolta. Non solo li attende, ma li cerca attraverso i suoi sacerdoti, le parrocchie, i movimenti, gli ordini religiosi". "Tutte le strutture di cui essa dispone per esercitare la sua prima missione: quella di amare e di dare speranza. Questa è la strada che ci ha insegnato Cristo. Questa è la strada che continueremo a percorrere", conclude il card. Sepe.