Spagnolo mette in guardia, inoltre, da "ogni tipo di strumentalizzazione" del caso Englaro: "Se da un lato spiega – va stigmatizzata l’invadenza dei tribunali, dall’altra potrebbe essere molto pericoloso introdurre una legge, che per essere tale dovrebbe essere talmente generica o ad ampio spettro da comprendere in sé tutti i possibili casi singoli". Di qui la "perplessità" del bioetico riguardo ad una normativa relativa "ad una materia così delicata, come quella della fine della vita, che non può essere mai totalmente affidata a leggi, giudici o gruppi di pressione". "Nessuno meglio di chi ha in cura ed ha seguito Eluana per tanti anni osserva Spagnolo ribadendo la "centralità" della relazione tra medico e paziente può sapere quale sia l’approccio medico più idoneo alle condizioni in cui si trova. Escludendo, naturalmente, il fatto di potersi fare essi stessi come qualunque altro soggetto ‘terzo’ – interpreti assoluti della sua volontà".