FRIULI VENEZIA GIULIA
“Carta famiglia”: strumento per innescare comportamenti virtuosi, ma rischia di essere solo palliativo
Proseguono le iniziative a sostegno della famiglia messe in atto dalla Regione Friuli Venezia Giulia. Negli ultimi mesi del 2012 erano state annunciate nuove formule d’intervento per favorire l’acquisto di beni a prezzi agevolati per i detentori della “Carta famiglia”, che oggi trovano attuazione grazie a una delibera adottata lo scorso 30 gennaio dalla Giunta regionale. Grazie a questo provvedimento verranno applicati sconti, per i detentori della carta, sull’acquisto di beni alimentari e non, in linea con quanto previsto dal regolamento per l’attuazione della “Carta famiglia” contenuto nella legge regionale 11/2006, “Interventi regionali a sostegno della famiglia e della genitorialità”. La “Carta famiglia” è rilasciata dai Comuni ai nuclei familiari con uno o più figli a carico e in cui almeno uno dei genitori sia residente nel territorio regionale da oltre 24 mesi.L’erogazione del servizio. A breve i detentori della Carta potranno beneficiare di sconti non inferiori al 5% in una serie di esercizi commerciali convenzionati con la Regione. I beni sottoposti a riduzione del prezzo saranno prodotti alimentari e bevande analcoliche, prodotti per la pulizia della casa, per l’igiene personale, articoli di cartoleria e cancelleria, libri scolastici, non scolastici e sussidi didattici, medicinali, prodotti farmaceutici e sanitari, strumenti e apparecchi sanitari, abbigliamento e calzature. Con la delibera del 30 gennaio è stato anche approvato lo schema di avviso pubblico che disciplina i contenuti e le modalità per l’adesione da parte degli esercizi commerciali alle convenzioni non onerose di “Carta famiglia”, quindi senza aggravio finanziario per la Regione. Possono aderire all’iniziativa tutti gli esercizi commerciali di vendita al dettaglio, aventi qualsiasi forma giuridica, con sede legale in Friuli Venezia Giulia o che sul territorio regionale abbiano un’unità di vendita dei prodotti elencati nella delibera, presentando l’apposito modulo dal 20 febbraio al 31 dicembre 2013. Di mese in mese verranno raccolte le adesioni e inserite in un elenco che sarà pubblicato on line sul sito regionale. Realtà difficile. Il contesto in cui si colloca questa iniziativa vede un periodo caratterizzato da profondi tagli al Fondo nazionale per le politiche della famiglia che, come sottolineato dalla sociologa Gabriella Burba, “è passato dai 330 milioni di euro del 2008 ai 51 del 2011 e sembra destinato a scendere verso i 31 milioni nell’anno in corso; è chiaro quindi che le necessità ci sono ma le iniziative regionali, pur apprezzabili, costituiscono solo palliativi in un contesto che richiederebbe un approccio strutturale per la costruzione di un nuovo welfare che coinvolga la normativa nazionale, prima ancora che quella regionale. La famiglia nella politica italiana rischia di essere oggetto di retorica piuttosto che di concreti piani strutturali d’intervento, che dovrebbero riguardare non soltanto le politiche familiari in senso stretto ma l’intero modello di sviluppo del Paese”. Stimolo ai consumi. I coniugi Cinzia e Gian Marco Campeotto, direttori dell’Ufficio diocesano di pastorale familiare dell’arcidiocesi di Udine, pongono l’attenzione su un elemento positivo: il provvedimento richiede ai commercianti di “riconoscere la soggettività della famiglia come ‘cliente collettivo’ senza che questo passi attraverso interventi assistenziali”. Un’iniziativa che “in tempo di crisi può rappresentare uno stimolo alla ripresa dei consumi, anche se non sufficientemente corposo visto che gli sconti possono partire anche solo dal 5%”. “Ciò non toglie – aggiungono i coniugi Campeotto – che questo tipo d’intervento potrebbe innescare comportamenti virtuosi che spingano a proporre sconti maggiori finalizzati a catturare meglio l’attenzione delle famiglie”. Attenzione ai nuclei bisognosi. Le novità in questo 2013 coinvolgeranno anche le circa tremila famiglie in Regione detentrici della Social Card nazionale (erogata a persone ultra 65enni e nuclei famigliari con figli con meno di 3 anni che versano in condizioni economiche difficili). Grazie a uno stanziamento di tre milioni di euro da parte dell’amministrazione regionale – a seguito della firma di un protocollo d’intesa con i ministeri dell’Economia, Lavoro e Salute – sarà possibile aumentare il valore economico della carta, aggiungendo ai 60 euro mensili previsti dallo Stato ulteriori 40 euro, per un totale di 100 euro mensili. “Credo che in questo momento le difficoltà economiche che moltissime famiglie stanno attraversando abbiano notevoli ripercussioni anche sul piano psicologico e relazionale all’interno della famiglia stessa”, rileva Antonella Bernt, portavoce della Commissione per la famiglia dell’arcidiocesi di Gorizia. Secondo Bernt, “al di là del contributo una tantum, la cosa più auspicabile sia mettere in atto una maggiore detrazione fiscale, più adeguata e che tenga conto delle reali necessità delle famiglie”. a cura di Selina Trevisan(08 febbraio 2013)