TRATTA: BOLOGNA, ANCHE IN AGOSTO PIENA ATTIVITÀ PER I VOLONTARI DI "FIORI DI STRADA" (2)

Quindi vengono affidate ad altre associazioni e inserite nei programmi di protezione sociale (articolo 18). Circa la metà ottengono il permesso di soggiorno, un lavoro e rimangono in Italia. Altre, se ci sono le condizioni e se le famiglie non subiscono minacce, scelgono di tornare al loro Paese. "Arrivano da noi in condizioni pessime – racconta Dercenno -, dopo essere state vessate, malmenate, a volte sono anche malate di Aids. Cerchiamo di consolarle, di ricostruire la loro fiducia. La nostra attività sta andando molto bene, ma siamo consapevoli che è come voler svuotare il mare con un cucchiaino. A fronte di 51 ragazze liberare ne sono arrivate altre 200, perché la domanda è altissima, da parte di clienti di tutte le età e ceti sociali, sposati e non. Che non si pongono minimamente il problema di sapere che le donne sono vittime di tratta. Quello che cercano è proprio una schiava sottomessa, perché non sono stati educati dalla famiglia, dai mass media e dalla società ad avere un rapporto paritario con la donna. La nostra azione ha dunque valore solo in termini umani di vite salvate". Con i clienti, precisa Dercenno, "non abbiamo però un atteggiamento aggressivo: cerchiamo di parlare con loro, di coinvolgerli per farci aiutare". In autunno andranno in onda sulle tv pubbliche e private, per iniziativa di "Fiori di strada onlus", 4 spot per far conoscere ai clienti il fenomeno della tratta.