"Tra le tante sfide con le quali mons. Montini, poi papa Paolo VI, si dovette confrontare, quella europea, tra guerre e totalitarismi, non fu la meno impegnativa". Ad affermarlo, in una nota per SIR Europa, lo storico dell’Università di Lione Jean-Dominique Durand, nell’imminenza del 30° anniversario della morte del Pontefice bresciano (6 agosto 1978). "Subito dopo la guerra sottolinea Durand -, mons. Montini difendeva la causa di un’Europa della riconciliazione, e pensava che i cattolici avessero una responsabilità profetica per ricostruire l’Europa" su questa base. Per lui l’Europa era "innanzitutto un problema spirituale" e "per sottolineare l’unità fondamentale del continente", proclamò san Benedetto "patrono principale di tutta l’Europa". Durante il suo pontificato, annota lo storico, "non smise mai di sostenere il processo di unità, di seguirlo e incoraggiarlo. Unire l’Europa è ‘un dovere’ dichiarò ai giovani democratici cristiani nel 1964". Una visione che "non si limitava alla sola Europa occidentale", precisa Durand. Per lo storico, "in un momento di crisi dell’Europa, di dubbi, la visione lungimirante di Paolo VI viene a ricordare che unire i popoli europei fa parte integrante della Civiltà dell’amore che il Vangelo chiede ai cristiani e a tutti gli uomini di buona volontà di realizzare".