"La gran parte degli agrocarburanti – continua la nota della Chiesa lussemburghese – viene importata da Paesi soglia e da Paesi in via di sviluppo. La nostra domanda crescente influirà sui mercati globali in modo tale da far sì che vengano coltivate sempre più aree che portano il maggiore profitto, senza considerare la riserva di aree necessaria per la coltivazione degli alimenti". "Ciò comporta si legge nel documento – anche la razzia della terra, gravi violazioni dei diritti umani e condizioni inumane di lavoro, nonché la distruzione delle foreste pluviali. Si illude chi pensa che esistano agrocarburanti che non causano la fame!". "Persino la riduzione delle emissioni nocive grazie all’impiego degli agrocarburanti è dubbia: la loro produzione comporta già ora la distruzione di ecosistemi naturali, l’emissione di gas serra in proporzioni drammatiche e la distruzione delle varietà delle specie", avvertono le organizzazioni, che concludono la lettera chiedendo al Parlamento e al governo lussemburghese di adoperarsi per la cancellazione definitiva dell’obiettivo del 10%.