Sono tre le accezioni del limite individuate da Costa: "La prima si riferisce al ragionamento umano che riconosce determinate distinzioni che valgono come dei limiti; la seconda all’organismo animale che si differenzia dalla materia inerte per una particolare relazione con il proprio limite; la terza ai corpi politici di tipo democratico che si fondano sul riconoscimento del limite dell’altro come condizione per essere più liberi, dunque non come un limite che opprime ma per essere più liberi". Insomma, secondo il filosofo, "non c’è un’opposizione tra libertà e limite, ma anzi si può concepire il limite, secondo una certa accezione del termine, come la condizione di possibilità della libertà. Quindi, si può essere liberi anche se si è degli esseri limitati come lo sono gli esseri umani". Applicato al cammino ecumenico, ciò significa, per Costa, che "la pluralità religiosa è condizione piuttosto che ostacolo per una vita religiosa ricca. In questo caso, dunque, l’essere limitati da altre identità religiose è una condizione per essere ancora più profondamente liberi religiosamente".