FRIULI VENEZIA GIULIA
A un secolo dallo scoppio della Prima guerra mondiale
Il centenario dello scoppio della Prima guerra mondiale è vicino e la Regione Friuli Venezia Giulia, profondamente segnata nella sua storia da questo conflitto, si prepara alle commemorazioni con una legge ad hoc, per salvaguardare e far conoscere ciò che rimane di quell’evento, affinché questo patrimonio non vada perso. Lo scorso 25 settembre è stata approvata dal Consiglio regionale la proposta di legge “Tutela e valorizzazione del patrimonio storico-culturale della prima Guerra mondiale e interventi per la promozione delle commemorazioni del centenario dell’inizio del conflitto”, che punta a potenziare il retaggio culturale e promuovere una serie di iniziative che coinvolgano non solo cittadini e turisti ma anche i giovani delle scuole.Valorizzare i luoghi della memoria. Il testo si compone di 19 articoli che puntano alla valorizzazione dei beni “materiali” rimasti sul territorio, come ad esempio le tante trincee delle aree montane, Carso e pianure, da attuarsi tramite censimento, catalogazione, inventariazione, monitoraggio, manutenzione, restauro e conservazione. La legge mira anche a favorire un approfondimento storico e scientifico, nonché una divulgazione indirizzata soprattutto alle scuole. Punto di rilievo, le norme per la raccolta dei beni provenienti da collezioni private, favorendone lo sviluppo. La gestione degli interventi sarà affidata a un Comitato specializzato, composto da rappresentanti della Regione, enti locali, strutture dello Stato delegate alla valorizzazione di questo patrimonio e da rappresentanti delle Forze armate, dei due Atenei regionali e dell’Ufficio scolastico regionale.Né vincitori né vinti. Il provvedimento si basa sulla constatazione di come il centenario sia particolarmente sentito nelle terre di confine, caratterizzate da molte famiglie che vissero un dramma nel dramma, con alcuni componenti a combattere per l’Italia e altri arruolati nell’esercito austro-ungarico. “Questa particolare condizione regionale dovrebbe finalmente consentire una ricostruzione obiettiva, super partes, delle vicende, senza più muoversi in un’ottica di vincitori e vinti, recuperando le memorie degli uni e degli altri e considerando il plurisecolare rapporto della regione giuliana con la monarchia asburgica”, afferma Fulvio Salimbeni, presidente dell’Istituto per gli incontri culturali mitteleuropei di Gorizia. Grazie a quest’iniziativa “si spera venga finalmente messo in atto anche un recupero dell’area carnica, cerniera tra i due settori principali in cui, tra l’altro, ha avuto luogo l’episodio, unico in tutta la storia del conflitto, delle portatrici carniche, riscoperto e rivalutato solo di recente”.No ai pic-nic sui campi di battaglia. Non è ancora stata stabilita la parte finanziaria, ma si ritiene verrà considerata non solo come sostegno a un’iniziativa culturale, bensì come investimento per l’economia turistica regionale. In base a simulazioni, infatti, il “turismo della memoria” sarà in grado di portare nei prossimi cinque anni almeno 250 milioni di euro al territorio. “Per quanto buono sia un testo di legge, occorre applicarlo bene al momento di ripartire le risorse – sostiene Liliana Ferrari, presidente dell’Istituto di storia sociale e religiosa di Gorizia -. Per cominciare, evitando che la commemorazione venga intesa come l’occasione per una vasta, e dal mio punto di vista inaccettabile, operazione turistica: un gigantesco e protratto pic-nic sui campi di battaglia, per gli amanti di ‘militaria’, in omaggio all’idea sempre più condivisa che è bene tutto ciò che muove il mercato, creando posti di lavoro. In questo momento e per prima cosa mi preoccuperei di trovare e mettere in sicurezza i materiali della memoria: fonti scritte, immagini; penserei a progetti condivisi, a traduzioni, privilegiando la continuità del lavoro e dei progetti formativi sull’evento”.a cura di Selina Trevisan(26 settembre 2013)