FRIULI VENEZIA GIULIA
Una proposta di legge per permettere anche agli stranieri di accedere alle prestazioni di welfare
Il numero di cittadini stranieri sul territorio regionale tocca quasi il 10% della popolazione totale. Come registrato dall’ultimo Dossier immigrazione, su una popolazione di 1,2 milioni di abitanti la presenza straniera in Friuli Venezia Giulia si attesta attorno alle 100.000 unità, con oltre 21.000 extracomunitari residenti in Regione per motivi di lavoro, 2.000 studenti nelle università e oltre 10.000 piccoli studenti nelle scuole materne e primarie. Alla luce di questi dati diventa sempre più importante rendere attive politiche sociali che consentano agli immigrati di avere gli stessi diritti e doveri della popolazione d’origine italiana. In questa direzione vuole andare la recente proposta di legge “Per l’accesso alle prestazioni sociali di cittadini italiani e migranti”, passata al vaglio della IV Commissione regionale competente in materia di politiche socioeducative, familiari, della cooperazione allo sviluppo e dell’immigrazione.I contenuti. Il testo nasce dalla necessità di correggere l’attuale impossibilità per la popolazione immigrata di accedere al welfare regionale a causa di numerosi “paletti”, in contrasto anche con le correnti normative europee. La proposta di legge si compone di sei articoli, dei quali il primo rimarca il principio di uguaglianza tra le persone residenti in Regione e la parità di trattamento nell’accesso alle diverse prestazioni sociali. Importante poi il carattere di novità introdotto dall’articolo 2, tramite il quale si andrebbe ad eliminare il requisito dei 24 mesi di residenzialità nel territorio regionale per poter accedere agli interventi di welfare erogati dai Comuni alle persone e alle famiglie che si trovano in particolari condizioni di bisogno. Sempre l’articolo 2 pone per tutti gli stranieri il diritto di accedere alle provvidenze del welfare alle stesse condizioni del resto della popolazione. Se la proposta di legge dovesse completare il suo iter, interventi di sostegno alle famiglie come l’assegno di natalità, i contributi alle famiglie numerose, la Carta famiglia, ma anche interventi relativi all’edilizia convenzionata, agevolata e al sostegno alle locazioni, diventerebbero accessibili a tutti, anche non italiani. Non da meno, verrebbe eliminato il requisito dei 24 mesi di residenza richiesto a uno dei genitori per poter usufruire dei benefici in materia di diritto allo studio per i propri figli.Le prime reazioni. “Non possiamo che essere favorevoli a una simile proposta di legge – commenta don Roberto Pasetti, direttore della Caritas diocesana di Trieste -. Quello che accade al momento non è corretto per un principio di giustizia sociale: tutto deve essere vissuto in equità sociale, sia per gli italiani sia per gli stranieri. Certamente comprendiamo le difficoltà istituzionali, ma ben venga un superamento degli attuali blocchi, anche alla luce dell’odierna situazione di bisogno”. Come testimoniato da don Pasetti, stanno infatti aumentando presso i centri d’ascolto le richieste d’aiuto a causa di crescenti difficoltà da parte dei nuclei familiari. Anche dalle Acli giungono commenti positivi verso i primi passi di questa proposta di legge. “Personalmente sono molto favorevole a questa decisione – dichiara Silvia Paoletti, presidente provinciale delle Acli della provincia di Gorizia -: di fatto queste persone che hanno in Regione una vita ‘normale’, ossia che qui risiedono, lavorano, studiano, è giusto che siano trattate come persone e come famiglie che hanno dei bisogni. Se hanno i requisiti per poter accedere a dei servizi di welfare, è pienamente giusto che vi possano aderire”. Il pensiero va anche al futuro: “Dietro ai tanti adulti che si rivolgono ai centri d’ascolto – sottolinea don Pasetti – ci sono tanti bambini e ragazzi. Dobbiamo porci delle domande e iniziare a ragionare su come sostenere quello che è il domani del nostro Paese”.a cura di Selina Trevisan(29 novembre 2013)