Coniugare "straordinarietà" ed "ordinarietà" portando con sé, anche la voglia di "un duro tirocinio spirituale": è il suggerimento del sociologo Luca Diotallevi (Università "Roma Tre") per "portare" la Gmg in parrocchia. Per Diotallevi Sydney ha dimostrato "che non esiste un’incomunicabilità di principio tra i giovani e la Chiesa" ma occorre "un accompagnamento spirituale, liturgico e catechetico, che consideri la Gmg come punto di partenza di un percorso più lungo, verso una fede adulta". Nello Speciale “WYD08” di old.agensir.it l’intervista a Diotallevi, insieme a quelle a Gianluca Budani, presidente nazionale Giovani Acli; Chiara Finocchietti, presidente nazionale Giovani di Ac, e Paola Stroppiana, presidente del Comitato nazionale Agesci, sul "dopo Gmg". A riflettori spenti e ritornati a casa, sottolinea Budani, "rimangono la gioia di una emozione vissuta" e "un messaggio, quello di continuare a portare la carica motivazionale ricevuta nel proprio impegno sul territorio, nelle associazioni, in parrocchia, negli oratori". "Noi spiega – cerchiamo di dare seguito al messaggio del Santo Padre attraverso la nostra opera educativa in alcuni casi, di denuncia in altri casi, di tutela dei cittadini più deboli in altri casi ancora". (segue)