FRIULI VENEZIA GIULIA
Ci sarà un trasferimento delle risorse dall’ambito ospedaliero a quello territoriale
Con 27 voti a favore, 4 astenuti e 15 contrari il “disegno di legge Telesca”, la riforma del Sistema sanitario regionale, è ora una realtà per il Friuli Venezia Giulia. Già dai prossimi mesi si assisterà a una “rivoluzione”, che vedrà la conferma di alcuni nosocomi e l’accorpamento o declassamento di altri. La riforma porterà a un trasferimento delle risorse dall’ambito ospedaliero a quello territoriale, con lo spostamento di 100 milioni di euro dal primo verso il secondo. I 2,2 miliardi attualmente spesi in Sanità, ripartiti al 50% sugli ospedali e al 45% sul territorio, vedranno l’inversione delle due percentuali, mentre il restante 5% sarà mantenuto per la prevenzione. I cambiamenti previsti. La “Riforma Telesca” vede la suddivisione della Regione su tre strutture principali, i cosiddetti “hub”, collocati a Pordenone, Trieste e Udine. A questi tre ospedali di primo livello faranno riferimento i secondari o “spoke”, che serviranno un bacino di utenza compreso tra gli 80mila e i 150mila abitanti. Di questi “spoke” faranno parte le strutture ospedaliere di Gorizia e Monfalcone, che faranno capo a Trieste; Latisana, Palmanova, San Daniele e Tolmezzo con riferimento a Udine; San Vito al Tagliamento e Spilimbergo con dipendenza da Pordenone. Le nuove “Aziende per l’assistenza sanitaria” passeranno dalle attuali 6 a 5, per la precisione saranno la n.1 Triestina, n.2 Isontina-Bassa Friulana, n.3 Collinare-Alto Friuli, n.4 Friuli Centrale, n.5 Friuli Occidentale. Per le due Aziende ospedalierouniversitarie ci sarà una gestione commissariale, che dovrebbe venire stipulata in un protocollo con la Regione nei prossimi mesi e che le porterà entro i prossimi due anni ad assumere la nuova configurazione di “Aziende sanitarie universitarie integrate”. Riguardo le riconversioni che coinvolgeranno le strutture ospedaliere esistenti, la parte montana della Regione avrà come punto di riferimento il solo ospedale di Tolmezzo, dal momento che Gemona con Cividale, Maniago, Sacile e parte dell’ospedale “Maggiore” di Trieste assumeranno la definizione di “Presidi ospedalieri per la salute”, volgendosi allo svolgimento di attività distrettuali sanitarie e sociosanitarie. Il punto di vista cattolico. “Come Comitato di ricerca su welfare e sanità della diocesi di Udine, già all’epoca della ‘Riforma Tondo’ (la precedente riforma, non effettuata con il cambio ai vertici amministrativi) ci eravamo battuti per due criteri – spiega Cristiana Gallizia, coordinatrice del Comitato -: che ospedali e territorio rimanessero insieme, in una linea di continuità, e che gli ospedali più piccoli non finissero sotto la stessa regia degli ospedali principali, con il rischio di una concentrazione delle risorse su questi ultimi, per una più elevata specializzazione”. Per Gallizia, “questi due ‘must’ sono stati recepiti dalla ‘Riforma Telesca’, che cerca di privilegiare il territorio sull’ospedale, con una ridefinizione degli ospedali per le acuzie e quelli per le post-acuzie o lungodegenze, dando una risposta a quei pazienti che hanno bisogno di un ricovero prolungato e offrendo un ‘sollievo’ anche alle famiglie. La preoccupazione su questa riforma rimane legata in parte alla conversione della spesa, ancora da conoscere, e alla zona montana. Credo si tratti di ‘cavalcare l’onda’ e fare tutto il possibile per porre al meglio le nuove opportunità poste in essere, per eliminare così anche le preoccupazioni”. Selina Trevisan(21 novembre 2014)