"La Serbia ha compiuto un passo decisivo verso l’Unione europea". Così Mauro Ungaro, direttore del settimanale della diocesi di Gorizia (Voce Isontina) ed esperto in politica balcanica, commenta al SIR l’arresto avvenuto il 21 luglio di Radovan Karadic, l’ex leader serbo-bosniaco ritenuto responsabile di genocidio per la strage di Srebrenica del 1995, con l’uccisione di ottomila musulmani, e per l’assedio di Sarajevo (dodicimila morti), durante la guerra seguita allo sfaldarsi dell’ex Jugoslavia. Per Ungaro, "l’arresto di Karadic non giunge totalmente inatteso. Segna, infatti, l’ennesimo passo concreto nel cammino di avvicinamento di Belgrado all’Unione europea. Un cammino segnato dall’elezione a presidente della Repubblica del filoeuropeo Boris Tadić e dalla vittoria nelle elezioni politiche dei partiti che proprio a lui hanno fatto riferimento: fatti concreti della «voglia d’Europa» del popolo serbo che nemmeno la proclamata indipendenza unilaterale del Kosovo è riuscita ad interrompere". (segue)” ” ” “