Nel caso di Eluana Englaro, esprimendo la "preoccupazione per una sentenza che accogliendo la richiesta del padre autorizza la sospensione dell’idratazione e dell’alimentazione artificiali che tengono in vita Eluana", "ad essere messo in discussione è il valore della vita umana come bene indisponibile: valore che è al centro sia della dottrina morale cattolica che del nostro ordinamento giuridico": lo scrive in un comunicato diffuso oggi pomeriggio la presidenza nazionale del Cif (Centro Italiano Femminile). Il comunicato ricorda che "contro la sospensione dell’idratazione e dell’alimentazione dei pazienti in stato vegetativo persistente si è anche pronunciato nel 2005 il Comitato nazionale per la Bioetica". Ad avviso del Cif, "se intendiamo l’eutanasia, seguendo la definizione data dalla Congregazione per la dottrina della fede nella Dichiarazione sull’eutanasia del 1980, come l’azione o l’omissione rivolta intenzionalmente a procurare la morte, vediamo come si dia qui un caso chiaro di eutanasia omissiva". Inoltre, aggiunge la nota, "attraverso l’argomento dell’autodeterminazione non ci sembra si onori la persona di Eluana, né la sua libertà: né l’una né l’altra sussisteranno più quando la sua vita cesserà. L’argomento dell’autodeterminazione nasconde in realtà altro: la convinzione che la vita di Eluana non sia più una vita degna, una vita umana personale".