LAZIO
Auspicato un maggior coinvolgimento delle associazioni familiari
Una legge istitutiva di un fondo regionale per la non autosufficienza è stata approvata, di recente, dal Consiglio regionale del Lazio. Si intende sostenere l’assistenza domiciliare socio-sanitaria integrata, i servizi di sollievo alle famiglie, le dimissioni ospedaliere protette, l’assistenza fuori dall’ospedale per le patologie cronico-degenerative, i programmi di aiuto alla persona gestiti da operatori, nonché gli interventi economici straordinari. Il provvedimento, che vuol garantire risorse per far fronte alle situazioni di disagio sociale e di povertà, prevede anche differenziazioni secondo diversi livelli di disabilità e criteri per l’accesso ai servizi socio-assistenziali. In particolare, sono considerati non autosufficienti “la persona anziana, il disabile o qualsiasi altro soggetto che, anche in maniera temporanea, non può provvedere alla cura della propria persona né mantenere una normale vita di relazione senza l’aiuto determinante di altri”.La Giunta regionale dovrà stabilire le fasce della non autosufficienza e le corrispondenti misure assistenziali differenziate in relazione ai diversi livelli di disabilità, i criteri di accesso alle misure assistenziali, gli obiettivi e le priorità d’intervento. Piani di intervento personalizzato saranno redatti dal servizio sociale del Comune di residenza dei non autosufficienti, in collaborazione con il medico di base e con il coinvolgimento dello stesso assistito e dei suoi familiari.Dov’è la famiglia? “Quello che manca è la soggettività sociale della famiglia, mentre la legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali, la numero 328 del 2000, sostiene l’associazionismo delle famiglie e valorizza il ruolo delle famiglie nella formazione di proposte e di progetti per l’offerta dei servizi”. Questo il convincimento di Paolo Maria Floris, presidente del Forum famiglie del Lazio, commentando la legge regionale che ha istituito un fondo regionale per la non autosufficienza. “Il problema centrale della normativa in materia di servizi sociali resta ancora la corretta applicazione del principio di sussidiarietà – ha proseguito – e in particolare di quella cosiddetta orizzontale desumibile dal quarto comma dell’articolo 118 della Costituzione della nostra Repubblica. Infatti nonostante il richiamo alla legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali, nell’intero corpo del provvedimento vi è una puntuale applicazione solo della sussidiarietà cosiddetta verticale”.Paradossalmente “l’enunciato dell’articolo 1 del provvedimento regionale parla di maggiore e più efficace tutela delle persone …disabili… e delle relative famiglie, e all’articolo 3 si progettano interventi di servizi di sollievo alla famiglia; ma nel prosieguo, quando si parla della verifica dei servizi e degli interventi attivati, si assicura il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali ma non delle associazioni familiari. Stesso discorso per i Piani distrettuali e per i Piani di intervento personalizzato, che soprattutto a livello locale dovrebbe maggiormente valorizzare la presenza dell’associazionismo”.Più coordinamento. “Questione centrale è quella del coordinamento tra i diversi enti che operano nel settore e la legge regionale, assolutamente utile e funzionale, affronta adeguatamente il problema”. Ad affermarlo è Silvia De Marinis, responsabile del servizio assistenza domiciliare alla persona della Caritas, a proposito del provvedimento adottato dal Consiglio regionale del Lazio in tema di autosufficienza. “Questa legge è anche importante perché evidenzia l’esigenza di professionalità da parte di chi elabora progetti in materia, competenza questa spesso carente”. “L’assistenza – ha sottolineato – è ripartita tra i diversi enti che erogano servizi e che però non comunicano tra loro. È necessario quindi un coordinamento tra le diverse figure professionali, per evitare, come spesso purtroppo capita, che un anziano possa usufruire dell’aiuto di numerosi volontari ed un altro sia lasciato solo”.De Marinis poi evidenzia alcune problematiche: “I servizi vengono erogati dopo molto tempo dalla richiesta. La situazione deve essere assolutamente risolta ed anche questo è un problema assolutamente legato al coordinamento tra i vari enti. Scarseggia inoltre il numero di assistenti sociali, spesso infatti sono le associazioni e i volontari a fornire il loro contributo per semplificare e velocizzare le pratiche”. Sarebbe poi necessaria, secondo l’esponente della Caritas, “individuare una maggiore collaborazione tra gli assistenti sociali e il tribunale e istituire una sorta di segretariato sociale che aiuti i non autosufficienti a conoscere e a vedersi riconoscere i propri diritti”. A livello regionale De Marinis ha sottolineato come “il Lazio per servizi erogati non è per nulla carente: infatti esistono, tra gli altri, l’assistenza domiciliare, le case del volontariato e il servizio di distribuzione dei pasti”.a cura di Alessia Meloni(02 febbraio 2007)