Per l’arcivescovo di Belgrado anche i cattolici vivono tra mille difficoltà: "La Chiesa cattolica è in nettissima minoranza e in Europa è poco considerata. I cattolici in Serbia, pur subendo sofferenze di ogni tipo, si sentono un po’ dimenticati dalle Chiese degli altri Paesi; nonostante ciò lavorano molto per la riconciliazione e, trovandosi al confine tra Occidente e Oriente, per la promozione dell’unità dei cristiani e per il dialogo con l’islam". L’Europa non dovrebbe limitarsi a favorire l’ingresso nell’Ue continua il presule – ma dovrebbe anche aiutare concretamente la popolazione; allo stesso tempo dalla comunità internazionale e dalla Chiesa universale noi cattolici ci aspettiamo sempre più sostegno morale e aiuto materiale". Ma per tutto ciò, conclude, "occorre, fra le altre cose, superare un diffuso pregiudizio contro la Serbia: non può essere tutta la popolazione a pagare per i crimini compiuti da qualcuno".