"I sondaggi servono per valutare l’opinione prevalente tra la gente in merito al ‘caso di cronaca’ di volta in volta presentato dai media. In vicende come quella di Eluana, però, procedere ‘a colpi di sondaggi’ sembra una sorta di violenza, di fronte ai risvolti delicati e drammatici di chi si trova a dover fare i conti con le fasi terminali della vita, e tutto ciò che esse comportano per la persona in questione e i propri familiari". Così la sociologa Giulia Paola Di Nicola, condirettrice della rivista "Prospettiva persona", interviene sulla vicenda di Eluana Englaro. "Invece del clamore mediatico oggi prevalente" spiega la sociologa in un’intervista al Sir – ci vorrebbe più rispetto per chi è coinvolto, più pudore in situazioni in cui è così difficile stabilire confini". Uno dei principi più difficili da far "passare" all’opinione pubblica è quello dell’"indisponibilità della vita", cui si contrappone il "diritto a morire" basato sulla scelta dell’individuo di disporre della sorte del proprio corpo: per Di Nicola, "non solo a livello italiano, ma anche internazionale ed europeo, è in atto una spinta che tende ad ottenere certi diritti, sui quali il diritto in senso stretto si limita poi a legiferare, codificandoli". (segue)