LAZIO
Una normativa per promuovere il lavoro regolare
Il lavoro regolare e sicuro ha una funzione sociale, in quanto “fondamentale presupposto per ridurre i fenomeni di esclusione sociale e per assicurare all’individuo un più agevole raggiungimento dei propri obiettivi di vita e della propria personalità”. Questo uno dei principi alla base di una legge varata recentemente dalla Regione Lazio (L.R. 16/2007), contenente “disposizioni dirette alla tutela del lavoro, al contrasto e all’emersione del lavoro non regolare”. Alla base, la volontà di favorire e promuovere la qualità del lavoro e assicurare la “più ampia tutela e protezione dei lavoratori attraverso la rimozione di ogni ostacolo di ordine sociale ed economico e delle differenze che impediscono e limitano l’esercizio dei diritti individuali e collettivi” stabiliti dalla Costituzione.Per contrastare il lavoro non regolare e non sicuro la legge individua strumenti quali “il dialogo sociale, la promozione della cultura della legalità e della responsabilità sociale delle imprese, la programmazione e il coordinamento di iniziative di sviluppo in ambito territoriale o settoriale, il sostegno alla creazione di reti locali fra operatori economici e sociali”, nonché l’attività ispettiva e di controllo e incentivi economici per le aziende che regolarizzano i lavoratori. La Regione s’impegna inoltre a definire criteri per la valutazione della responsabilità sociale delle imprese operanti sul territorio, nonché a prevedere nelle gare di appalto che la riguardano clausole che vincolino il datore di lavoro al rispetto, tra l’altro, delle norme in materia di sicurezza, igiene e contratto collettivo nazionale.Repressione e promozione. “Una legge che individua principi indubbiamente condivisibili in un tema sicuramente cruciale, rischiando però di restare una mera dichiarazione d’intenti”. Questo il convincimento di Carla Collicelli, componente del comitato scientifico della Fondazione internazionale don Luigi Di Liegro, nonché vicedirettore del Censis. Un rischio che Collicelli individua nel non aver previsto “azioni specifiche per individuare un target e un territorio precisi, a seconda di dove il problema è più grave, e porre in essere gli interventi del caso”. “È una legge quadro che in parte ricalca le disposizioni nazionali, ribadendo principi comunque sacrosanti”, afferma tuttavia l’esponente della Fondazione Di Liegro. In regione, osserva, i settori con maggiore criticità riguardano “il lavoro irregolare degli immigrati, soprattutto nell’edilizia, e la sicurezza”. Poi “la flessibilità, la precarietà, i contratti a termine, previsti per lo più per i giovani secondo disposizioni legislative, e che spesso vengono usati per nascondere un forte sommerso”. “Bisogna dare sicurezza a chi finisce in queste maglie”, chiede, poiché “il confine tra precariato e illegalità è molto labile”. Le azioni “migliori”, secondo Collicelli, sono quelle che “prevedono diversi livelli d’intervento, partendo dalla prevenzione, con campagne informative e controlli, cui poi devono seguire atti concreti, anche sanzionatori, altrimenti tutto ciò che si è fatto rischia di diventare inutile”. “Prevenzione, controllo, sanzione, monitoraggio continuo – rileva – sono la chiave per risolvere il problema”. Un monitoraggio che preveda non solo repressione, ma anche promozione. Perciò, Collicelli mostra apprezzamento verso “quella parte della legge che prevede incentivi alle imprese” attraverso “lo stanziamento di un milione di euro” e “l’uso di risorse comunitarie del fondo sociale”.Una legge da integrare. “La legge regionale contiene elementi d’innovazione, anche se ricalca una serie di provvedimenti già in atto, tra i quali quelli previsti dalla Finanziaria 2006 in materia di emersione e sicurezza del lavoro”, rileva Aurelio De Laurentiis, vicepresidente Atdal-Over 40 (Associazione tutela diritti acquisiti dei lavoratori), contestando però come “le norme che la rendono effettivamente applicabile rimandino a decreti attuativi che non sono stati ancora emanati, e quindi non è possibile al momento giudicare il provvedimento in tutta la sua portata”. “Una prima annotazione da fare – precisa De Laurentiis – è che, se il lavoro irregolare e precario è riconosciuto tra le cause primarie della mancanza di sicurezza nei cantieri, dovrebbe esserlo anche negli altri ambiti laddove la precarietà è la fonte di comportamenti organizzativi deviati come il mobbing , che di fatto concorrono a minare la salute e la dignità del lavoratore, ma per i quali al momento non è prevista una legislazione specifica”. Ad integrazione della legge, secondo De Laurentiis, andrebbero “previsti altri provvedimenti specifici volti ad agevolare e incentivare l’assunzione di quei lavoratori ultraquarantenni che, una volta perso il posto, hanno difficoltà nel trovare una nuova occupazione”. In tale direzione va proprio, ad esempio, una proposta di legge regionale elaborata da Atdal-Over 40, “che prevede anche sostegni per l’autoimprenditoria e la formazione dei lavoratori maturi”.a cura di Alessia Meloni(16 novembre 2007)