LAZIO
Un Istituto nazionale al servizio dei migranti e dei poveri
È stato fondato nel Lazio, presso l’ospedale San Gallicano, l’Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e per il contrasto delle malattie della povertà (Inpm). Primo centro italiano di ricerca, formazione e assistenza dedicato a questi temi, è frutto di un accordo tra il ministero della Salute e le Regioni Lazio, Puglia e Sicilia, finanziato con 15 milioni di euro. Tra i compiti dell’Inmp: svolgere attività di ricerca sanitaria e scientifica; elaborare e attuare programmi di formazione professionale, educazione e comunicazione sanitaria; sostenere le modalità di trattamento delle malattie della povertà nei Paesi in via di sviluppo con la ricerca clinica; dar vita a una rete di istituzioni italiane, europee e internazionali per la promozione della salute dei migranti e assicurare le attività assistenziali tramite le strutture delle Regioni che partecipano al progetto. L’Inpm vuole poi contribuire all’attivazione di strutture socio-sanitarie regionali per diagnosi, prevenzione e cura delle principali patologie legate alle migrazioni e alla povertà, in stretta integrazione con i servizi territoriali, le asl, il volontariato e il terzo settore.Creare sinergia. “Importante la creazione di questo istituto ma ora bisogna creare una rete di associazioni italiane e non solo, pubbliche e private, del volontariato e del terzo settore o che comunque si occupino della promozione della salute dei migranti e dei poveri, che supportino l’attività dell’Inpm”. Questo il convincimento di Vincenzo Cilenti, presidente regionale dell’Associazione medici cattolici italiani (Amci) del Lazio. “È necessario – prosegue – che attraverso l’Inpm si crei una sinergia tra tutti gli operatori del settore, vincendo l’egoismo di categoria, per poter garantire una maggiore assistenza ed evitare un’inutile dispersione di risorse economiche e umane”. Secondo Cilenti, “negli anni saremo di fronte a patologie nuove o anche al ritorno di vecchie e ciò anche grazie alla globalizzazione che ci ha portato a riscontrare una riviviscenza di alcune malattie che pensavano non più presenti in Italia”. Aumentati anche i casi di “malattie della povertà nel Lazio che derivano dalle condizioni di disagio ambientale, scarsa nutrizione, cura e igiene, che spesso coincidono con patologie che derivano dall’immigrazione”. Secondo dati Istat del 2006, le famiglie in condizione di povertà relativa sono 2 milioni 623 mila, pari all’11,1% delle famiglie residenti. Si tratta complessivamente di 7 milioni 537 mila persone, il 12,9% dell’intera popolazione. Questa povertà è concentrata geograficamente: nelle Regioni del Mezzogiorno raggiunge il 22,6%, ovvero quasi una famiglia su quattro.Sì al decentramento. “Tutti gli ospedali e le strutture sanitarie dovrebbero essere attrezzate per dare assistenza ai migranti e ai poveri e il modello è il San Gallicano. Attenzione però a non accentrare, l’Inpm può essere un punto di riferimento ma bisogna favorire il decentramento e fare politiche di sistema”. Ad affermarlo è Maria Colamonico , presidente dell’Acos Lazio (Associazione cattolica operatori sanitari). Secondo Colamonico, “si deve partire da una struttura che deve poi fortificare le altre istituzioni: il San Gallicano non può fare tutto da solo”. L’Inpm “nasce sull’esigenza derivante da un aumento delle patologie dei migranti e dei poveri avvenuto negli ultimi dieci anni”. Secondo l’Istat, al 1° gennaio 2007, in Italia risiedono 2.938.922 stranieri, di cui 665.625 minori e di questi 398.205 nati in Italia. Presenze raddoppiate nell’arco di 5 anni, comunque si tratta di valori contenuti che non includono gli irregolari e che collocano l’Italia tra i Paesi europei con una minore presenza straniera (poco più del 5% dell’intera popolazione).Secondo alcuni dati pubblicati sul sito del ministero della Salute, i principali problemi che caratterizzano la salute dei migranti sono maggiore frequenza dei ricoveri causati da traumatismi (5,7% negli stranieri contro il 4,8% negli italiani); tasso di incidenza degli infortuni tra gli stranieri sensibilmente più elevato (60% contro 40% ogni 1.000 lavoratori e aumenti degli incidenti mortali sul lavoro tra gli immigrati); percentuale dei casi di tubercolosi in persone straniere in costante aumento (dall’21,7% nel 1999 al 39,4% nel 2004). “Questa situazione rende inoltre necessario un approccio diverso con questi pazienti – aggiunge Colamonico -. È necessario sensibilizzare per una presa di coscienza sia gli operatori del settore, che gli stessi pazienti”. “Bene”, quindi, inserire tra gli obiettivi dell’Inpm anche la formazione degli operatori che “attualmente avviene, ma non in questi settori e questa – afferma la presidente dell’Acos Lazio – è una lacuna che va assolutamente colmata. Bisogna capire e poi insegnare come trattare pazienti, come possono essere i migranti e i poveri, con delle infezioni e delle patologie nuove. C’è poi anche il problema della lingua che è fondamentale, però, non ci sono interpreti ai pronto soccorso dove invece sarebbero necessari per far fronte a queste nuove esigenze”.a cura di Alessia Meloni(30 gennaio 2008)