LAZIO
Per i diritti civili e sociali degli immigrati
È stato di recente varato in commissione politiche sociali della Regione Lazio un testo unico concernente “disposizioni per la promozione e la tutela dell’esercizio dei diritti civili e sociali e la piena uguaglianza dei cittadini stranieri immigrati” che presto andrà in discussione in Consiglio. La legge in particolare stabilisce come finalità che la Regione promuova “la rimozione degli ostacoli che si oppongono all’esercizio dei diritti civili e sociali da parte dei cittadini stranieri immigrati, al fine di garantire condizioni di uguaglianza rispetto ai cittadini italiani”. Per far ciò la norma dispone, tra l’altro, che la Regione attivi “interventi ed iniziative al fine di: rimuovere ogni forma di violenza, discriminazione e razzismo”; si impegni “ad accogliere i cittadini stranieri costretti a lasciare i paesi di origine”; garantisca “l’effettivo godimento del diritto all’assistenza sociale e sanitaria”, nonché l’accesso ai pubblici servizi e l’inserimento dei minori nel sistema scolastico e formativo; assicuri “adeguati strumenti per agevolare l’assistenza abitativa”; sostenga “la formazione professionale nonché l’inserimento nel mondo del lavoro”; favorisca “il reciproco riconoscimento e la valorizzazione delle diverse identità culturali”.I tre nodi. “Politiche abitative, questione della rappresentanza e della partecipazione alla vita pubblica e politica”. Questi, secondo Lê Quyên Ngô Dình, responsabile dell’area immigrati della Caritas diocesana, i nodi centrali da affrontare e risolvere in tema di tutela dei diritti degli immigrati. Secondo il rappresentante della Caritas, in particolare, il testo unico “è assolutamente positivo, completo – ha detto – con molti buoni propositi anche se non so se avranno la possibilità di concretizzarsi e comunque ci vorrà tempo”. “Bisogna vedere se dietro alle parole c’è anche una volontà politica – ha aggiunto-. Bisogna fissare delle priorità perché lanciarsi in tutti i settori è inutile anche perché non ci sono risorse sufficienti”. Tra i nodi centrali, secondo Lê Quyên Ngô Dình, “l’emergenza abitativa, la cui soluzione – afferma – dipende dagli investimenti che saranno fatti. Negli anni passati sono stati del tutto scarsi ed invece questo è problema che affligge italiani e stranieri. Molte persone vivono in condizioni igienico sanitarie gravissime. Servono abitazioni ad un prezzo accessibile per tutti, non solo per gli immigrati”. “La chiave di volta – prosegue – è la partecipazione degli immigrati alla vita pubblica, alla vita politica, attraverso, per esempio, il diritto di voto alle elezioni amministrative”. In merito alla prevista istituzione di un registro regionali delle associazioni, benché la ritiene un fatto “positivo, perché legato alla questione della rappresentanza e ad assicurare il riconoscimento dell’effettiva esistenza delle stesse associazioni”, secondo Lê Quyên Ngô Dình “in concreto è molto difficile da attuare soprattutto in relazione alla determinazione dei requisiti che queste devono avere e alla relativa verifica in merito alla loro sussistenza”. Il tema dell’associazionismo comunque “non va mitizzato. Gli stessi stranieri possono ottenere l’erogazione di servizi benissimo anche senza. Quello che è essenziale è garantire l’accesso dei singoli ai servizi in modo trasparente”.Cammino lungo. “C’è ancora tanto da fare”. Ad affermarlo è Maria Quinto delegata alla consulta regionale per l’immigrazione per la Comunità di Sant’Egidio. Secondo l’esponente dell’associazione “la precedente legge regionale in materia era antica e sicuramente andava rinnovata. Bene quindi questo testo normativo che era assolutamente necessario. È stato fatto un buon lavoro, sentendo e coinvolgendo anche le associazioni che lavorano nel campo”. La legge comunque, ad avviso di Maria Quinto, “non è perfetta” e “ci sono degli aspetti, dei punti su cui bisogna ancora lavorare perché sono da migliorare”. In particolare, “si deve chiarire il problema dell’assistenza socio sanitaria e lavorare nel campo della rappresentanza degli immigrati nella consulta regionale”. Per quanto riguarda il primo aspetto “l’assistenza va garantita a chi è affetto da malattie croniche o a lungo decorso. Ciò anche perché ormai la popolazione straniera che vive nella nostra Regione non è più composta solo da giovani, ma anche da persone anziane”. Per quanto riguarda la creazione o la riorganizzazione di strutture ad hoc dove è prevista la partecipazione di stranieri e associazioni, secondo la Quinto “il rischio” è che queste “siano poco funzionali e rappresentative”. Il riferimento in particolare è all’assemblea regionale dei cittadini stranieri immigrati: “Nella legge si afferma che vi possono partecipare tutti i cittadini non comunitari presenti sul territorio regionale: mi chiedo – ha detto – come questo possa essere possibile, come si possa organizzare visto che gli immigrati sono circa cinquecento mila”. È quindi “necessario un dibattito e un approfondimento su questi organi che dovrebbero essere rappresentativi degli stranieri”.a cura di Alessia Meloni(21 marzo 2008)