Pubblichiamo l’ottava nota quotidiana Sir sulla XXIII Gmg
"State voi costruendo le vostre esistenze su fondamenta solide, state costruendo qualcosa che durerà?". E ancora: "Che eredità lascerete ai giovani che verranno? Quale differenza voi farete?". Le domande di Benedetto XVI si pongono come provocazione ai giovani che a Sydney partecipano alla messa conclusiva della XXIII Gmg. Quasi a chiedere: "Che cosa ne farete di questa esperienza una volta tornati a casa? La conserverete nell’album dei ricordi oppure sarà una contagiosa testimonianza di amore e di fede?" Il Papa va dritto all’essenziale con la preoccupazione e la fiducia di un padre che ai figli sta consegnando il futuro. Egli conosce le sfide di "un mondo che vuole dimenticare Dio, addirittura rigettarlo in nome di un falso concetto di libertà". Avvisaglie di un triste tramonto dell’umanità. Allora l’anziano Papa chiede alle nuove generazioni di pensare e costruire "una nuova era in cui l’amore non sia avido ed egoista, ma puro, fedele e sinceramente libero, aperto agli altri, rispettoso della loro dignità, un amore che promuova il loro bene e irradi gioia e bellezza". All’ impresa chiama per primi i giovani: ne conosce il sorriso, la capacità di pensiero, di progetto e di impegno. Conosce altrettanto bene le difficoltà. Per questo pone accanto a ogni giovane il "grande sconosciuto" di cui la Gmg ha rivelato il volto: lo Spirito Santo.