"Qual è il contributo che i giovani credenti possono dare a questo tipo di società obesa e depressa?". È la domanda che mons. Francesco Lambiasi, vescovo di Rimini, ha rivolto ai giovani presenti alla messa celebrata oggi in concomitanza con la Gmg di Sydney. Nell’omelia, il vescovo è partito dalla considerazione che anche Rimini "è una città in cui bisogna apparire". Per farlo i giovani devono sostenere questa tendenza "con il look, l’immagine e quant’altro". Mons. Lambiasi mette in guardia dalla "subdola seduzione di tre miti che oggi stregano il cuore di molti". L’edonismo è il primo: "l’esaltazione del piacere sempre e comunque, il libero godimento individuale", caratteristiche di una società "del nulla", e di una "cultura di morte" che potrebbe portare "a una sorta di idolatria dell’istinto". Poi l’immagine: se la regola oggi è "apparire per non morire", allora domani si rischia di essere "tutti uguali". E qui si sviluppa "la sindrome da vetrinite". Ultimo mito è lo sballo: secondo il vescovo, "se non ti fai otto drinks e superalcolici, […] se non prolunghi l’uscita serale fino alla colazione del giorno dopo, allora sei etichettato come quello che non sa divertirsi. Uno sballo, che rende spietatamente più soli e più tristi".