LAZIO
La proposta di legge a favore delle famiglie
Una proposta di legge che prevede “iniziative a sostegno delle famiglie” è stata presentata di recente al Consiglio regionale del Lazio. In particolare, il provvedimento, di iniziativa del consigliere Giulia Rodano, assessore regionale alla cultura, sport e spettacolo, si “propone di promuovere azioni positive di sostegno alle famiglie, alle loro scelte di maternità e paternità e agli impegni di cura, considerandole soggetti attivi delle politiche sociali”. Il testo è proposto in quanto “nel quadro di attuazione del principio costituzionale del pluralismo sociale e istituzionale, occorre riconoscere la famiglia quale nucleo essenziale della società e formazione sociale indispensabile per la crescita, per lo sviluppo e la cura delle persone, per la tutela della vita umana, del diritto di tutti i cittadini alle prestazioni essenziali”. Un “ruolo fondamentale” che nella legge è “riconosciuto anche ai nuclei familiari non fondati sul matrimonio”. La proposta prevede, inoltre, di promuovere i diritti delle persone e delle famiglie immigrate; incentivi per l’adozione di tariffe agevolate per i consumi di acqua, energia elettrica, gas, nettezza urbana; interventi di servizi educativi, assistenziali, di accoglienza per situazioni; attività a sostegno delle scelte di procreazione delle famiglie.Valorizzare la famiglia. “Un testo molto dispendioso e pletorico che non valorizza abbastanza il lavoro domestico”. Questo il giudizio di Paolo Cordova, presidente regionale dell’Associazione italiana genitori (Age), il quale in particolare contesta la presenza di osservatori e commissioni che “non fanno altro che far confluire le risorse verso queste istituzioni e non in favore delle famiglie”. In particolare il presidente regionale dell’Age contesta che nel testo non vi sia “un riconoscimento del valore sociale, educativo, economico della famiglia e del lavoro domestico”. Il lavoro domestico, secondo Cordova, “deve essere considerato come un vero lavoro, in quanto implica non solo l’educare i figli, ma anche la cura della famiglia. La Regione dovrebbe riconoscere il lavoro domestico dando uno stipendio a chi lo svolge”. “Le famiglie – aggiunge – sono un piccolo stato e bisogna investire per educare a formare le nuove famiglie”. In merito agli interventi previsti, secondo Cordova, sono “troppo pochi e solo per le famiglie bisognose: è necessario specificare i criteri, che devono essere di equità, per individuare chi è bisognoso”. Il presidente regionale dell’Associazione regionale genitori si dice invece “perplesso” per quanto riguarda la previsione di interventi in favore delle famiglie non fondate sul matrimonio: “Su questo punto sono tradizionalista. Certo anche per questi nuclei sono necessari degli interventi, ma credo si debbano fare leggi apposite”. In conclusione, ad avviso del presidente regionale dell’Age bisognerebbe prevedere “maggiori strumenti e iniziative per i minori”, ma soprattutto “rilanciare il valore della famiglia da cui discendono tutti gli altri valori”.Una legge sfuocata. “Una proposta che dice tante cose giuste, ma niente di nuovo. Non è un testo che legge il suo tempo perché altrimenti avrebbe dovuto leggere la crisi, pensare misure che aiutassero la famiglia a fronteggiarle. Una legge che sembrava aprire a nuovi orizzonti e speranze, ma che invece si rivela sfuocata”. Questo il convincimento di Fiorenza Deriu Bagnato, presidente Cif (Centro italiano femminile) di Roma. Secondo l’esponente del Cif è “importante il riconoscimento del lavoro domestico, l’adozione di tariffe agevolate per acqua, energia elettrica, gas e nettezza urbana, la previsione di rimuovere gli ostacoli alle scelte di procreazione. Anche in questo caso però le politiche previste sono estremamente generiche”. A fronte della previsione di iniziative per famiglie di fatto “mancano invece il riferimento alle famiglie numerose, nonché servizi a sostengo della maternità”. Il lavoro domestico come valore sociale. L’esponente del Cif poi ribadisce che il testo “avrebbe dovuto leggere la crisi, pensare a misure che possano aiutare la famiglia a fronteggiarla. Sarebbe stato importante valorizzare il lavoro domestico, come valore sociale ed economico, come forma di auto-imprenditorialità che possa aiutare le famiglie soprattutto in questo momento di crisi e nelle situazioni in cui l’unico percettore di reddito ha perso il lavoro”. Le famiglie di ceto medio, “che sono il cuore del nostro Paese, sono quelle maggiormente colpite dalla crisi e che ora rischiano uno scivolamento dalle loro condizioni da inclusione a esclusione sociale. È necessaria un’attenzione particolare in questo senso e nel testo non vi sono misure specifiche. Il sostegno economico deve essere un’opportunità di reinserimento nel mercato del lavoro, con riqualificazione anche per le donne”. Il lavoro domestico, per Deriu Bagnato, “dovrebbe essere tradotto in concreto come un capitale che hanno le donne, di cui di solito non sono assolutamente coscienti, per trasformarlo in un’occasione di auto-imprenditorialità e per fornire un supporto al proprio e ad altri nuclei familiari. Quest’attività potrebbe essere svolta insieme da donne italiane e straniere, creando anche cooperative integrate di servizi di cura”.a cura di Alessia Meloni(14 ottobre 2009)