"Anche a noi lo spot della Tim non piace, è del tutto diseducativo. E’ bene quindi che se ne occupi la Commissione Infanzia. Ma serve anche una chiara reazione da parte degli organismi addetti alla vigilanza della pubblicità". Lo afferma il presidente dell’associazione di telespettatori di matrice cattolica Aiart, Luca Borgomeo. Lo spot contestato, e del quale si chiede il ritiro dai palinsesti televisivi, è quello della campagna "Maxi estate" Tim, in cui una ragazza si accorge da un test di gravidanza di essere in attesa ed inizia a mandare decine di sms ai "presunti padri", con il testo: "Aspettiamo un bambino". Lo spot, che intende incentivare l’uso di "sms" attraverso un messaggio basato sulla "sessualità irresponsabile", ha suscitato in questi giorni diverse proteste, sia da parte di associazioni che da alcuni esponenti parlamentari. "La pubblicità cerca sempre di stupire, ma questo non dovrebbe mai scadere in comportamenti diseducativi dice Borgomeo E’ chiaro che la compagnia telefonica dovrà rivedere le proprie modalità comunicative per evitare di offendere, anche tra i propri utenti, chi ha ancora valori ben definiti".