GMG SYDNEY: GIORNO DOPO GIORNO, DALLA PANCHINA AL CAMPO

Pubblichiamo la quinta nota quotidiana Sir sulla XXIII Gmg.

"Il compito di testimone non è facile. Vi sono molti, oggi, i quali pretendono che Dio debba essere lasciato "in panchina" e che la religione e la fede, per quanto accettabili sul piano individuale, debbano essere o escluse dalla vita pubblica o utilizzate solo per perseguire limitati scopi pragmatici". Con un’immagine tipicamente sportiva Benedetto XVI, rivolgendosi per la prima volta ai giovani della XXIII Gmg, pone, con la fermezza e la naturalezza di sempre, "la questione di Dio" che in tutto il mondo suscita dibattiti e confronti. A volte con incomprensioni e rifiuti, a volte con il desiderio di capire, di confrontarsi. Dio, dice il Papa, non ama stare in panchina e coloro che vorrebbero costringerlo all’immobilità, a uno spazio ristretto, all’irrilevanza pubblica sono più illusi che arroganti. Il Dio dei cristiani è un Dio gagliardo, ama il campo aperto della vita e della storia degli uomini. Ai discepoli che volevano stare nella tranquillità del monte chiede di scendere nella città. Non sta però silenzioso di fronte a chi lo vorrebbe "irrilevante nella vita pubblica". Il più delle volte affida la risposta alle sue creature. "La panchina" non è un dunque un problema di Dio ma di chi ancora non si è accorto che egli è al centro del campo, aspetta di essere raggiunto per giocare la partita più grande e decisiva della storia, a cielo aperto. I giovani delle mille Sydney non lo faranno attendere.