Un "intervento urgente che blocchi, prima che sia troppo tardi, l’esecuzione di quella che sempre più appare come una sentenza di condanna a morte". A chiederlo è oggi Gian Luigi Gigli, professore di Neurologia all’Università di Udine, a nome di 25 colleghi firmatari, professori universitari e direttori di strutture del Servizio sanitario nazionale. In una lettera indirizzata al Procuratore generale della Corte d’Appello di Milano, i neurologi assumono una "posizione fortemente alternativa" all’autorizzazione dell’interruzione dell’alimentazione ad Eluana Englaro, ricordando che "il paziente in stato vegetativo non necessita di alcuna macchina per continuare a vivere, non è attaccato ad alcuna spina. Non è un malato in coma, né un malato terminale, ma un grave disabile che richiede solo un’accurata assistenza di base, analogamente a quanto avviene in molte altre situazioni di lesioni gravi di alcune parti del cervello". Inoltre, "la nutrizione e l’idratazione del paziente, per quanto assistite, non sono assimilabili a una terapia media, ma costituiscono da sempre gli elementi fondamentali dell’assistenza, proprio perché indispensabili per ogni persona umana, sana o malata. L cannula attraverso cui la nutrizione viene fornita non altera tale elementare verità, essendo al massimo assimilabile ad una protesi ad un ausilio". (segue)” ” ” “