LIGURIA
Territorio e immigrati: riconoscere ai nuovi immigrati gli stessi diritti riconosciuti ai nostri emigranti
Per un maggiore senso di appartenenza. “Riconoscere il diritto di voto di una persona afferma Franco Catani, co-direttore della Caritas di Genova fa sì che questa senta un diverso senso di appartenenza alla società in cui vive”. Secondo Catani “ciascuno di noi, quando si sente parte di una realtà e da questa si sente accettato, cambia anche il proprio atteggiamento nei confronti di questa stessa realtà”.”Non possiamo continua Catani essere razzisti ad ore, ossia non possiamo chiedere l’ingresso di lavoratori stranieri quando ci fa comodo, o per accudire gli anziani o per lavorare nelle nostre fabbriche, e poi lamentarci di loro quando ci possono creare alcuni problemi”. Come cristiani, dichiara, “dobbiamo ricordarci anche di come, nella scrittura, si narrano le gesta degli israeliti al tempo in cui erano stranieri in Egitto”.”Noi genovesi aggiunge il responsabile della Caritas non possiamo dimenticare il nostro recente passato quando, nel XIX secolo, migliaia di nostri concittadini hanno abbandonato le proprie terre e la nostra città in cerca di fortuna in America latina. A quell’epoca, nella città ecuadoriana di Guayaquil c’era una fiorente colonia formata da tremila genovesi così come, tuttora, nel quartiere de La Boca a Buenos Aires abitano moltissimi italiani discendenti dei genovesi emigrati a fine Ottocento. Come genovesi sappiamo bene cosa significhi emigrare. Per questo dobbiamo impegnarci a riconoscere ai nuovi immigrati, nella nostra città e nel nostro Paese, gli stessi diritti che, a suo tempo, sono stati riconosciuti ai nostri emigranti”.Catani illustra, poi, alcune iniziative organizzate recentemente per cercare un dialogo verso gli immigrati. “Come Caritas italiana e genovese siamo attivi ormai da molto tempo nel campo dell’immigrazione ed abbiamo organizzato incontri, convegni, dibattiti.Attualmente ci stiamo impegnando nel sensibilizzare le parrocchie ad organizzare, non solo cene etniche, ma veri e propri incontri nei quali gli immigrati possano raccontare le proprie storie di vita, le motivazioni per cui sono venuti nel nostro Paese e quali problemi si trovano ad affrontare. Un’altra iniziativa che vorremo incominciare presso le parrocchie è la creazione di gruppi di famiglie ‘multietnici’ formati non solo da fedeli italiani ma aperte anche ai nostri fratelli non italiani”.Guardare all’Europa. Favorevole all’estensione del diritto di voto per le elezioni amministrative a coloro che non sono cittadini italiani è anche Giuseppe Amadeo, presidente della sezione genovese dell’Unione Giuristi Cattolici Italiani. “Giudico positivamente afferma ogni iniziativa volta a favorire una migliore integrazione di chiunque nella società e nel vivere collettivo”.Sulla stessa linea è Andrea Torre, direttore del Centro Studì Medì Migrazioni nel Mediterraneo, il quale ritiene che il problema del diritto di voto agli immigrati si fa ogni giorno sempre più attuale. Il centro Medì è specializzato nello studio dell’immigrazione ed è nato per volontà di alcuni soggetti del terzo settore (Federazione regionale Solidarietà e lavoro, Consorzio sociale Agorà, Fondazione Auxilium, Provincia religiosa San Benedetto di Don Orione, Coop. La Salle) ed è sostenuta finanziariamente dalla Compagnia di San Paolo.”Ci sono Paesi europei nel quale il diritto di voto è ormai una pratica consolidata” fa notare Torre. “D’altronde continua ha più senso che un cittadino straniero in regola ed in possesso dei requisiti necessari voti per le elezioni del proprio comune di residenza piuttosto che un cittadino italiano residente all’estero. Se una persona paga le tasse in nel posto nel quale vive e lavora dovrebbe avere anche il diritto di votare per i propri amministratori”.”La possibilità di votare e di eleggere i propri rappresentanti conclude Torre renderebbe queste persone più consapevoli della loro appartenenza alla comunità e li renderebbe maggiormente corresponsabili alla vita politica rendendoli liberi da sfruttamento e da soprusi”.————————————————————————————–SchedaIn Liguria, fino ad oggi, sono state presentate alcune proposte di legge volte a concedere il diritto di voto agli immigrati regolarmente residenti sul territorio regionale. Due di queste, tra le più recenti, sono state presentate in Regione dal gruppo dei Comunisti italiani.La prima è una proposta di modifica della legge costituzionale e riguarda il diritto di voto per le elezioni amministrative comunali, provinciali e regionali.La seconda, volta a modificare lo statuto regionale approvato lo scorso anno, mira ad estendere il diritto di elettorato attivo nelle elezioni regionali anche ai cittadini comunitari ed agli extracomunitari, purché regolarmente residenti in Italia da cinque anni, secondo quanto previsto dalla Convenzione di Strasburgo.È invece ancora fermo al Tar il ricorso presentato dal Comune di Genova in merito alla concessione del voto amministrativo agli immigrati annullata per illegittimità dal governo il 3 agosto scorso. Il comune di Genova aveva deciso infatti di modificare il proprio statuto concedendo il diritto di voto agli immigrati residenti in Italia da almeno cinque anni e a Genova da almeno due.(20 gennaio 2006)