LIGURIA
Non si rafforza l’assistenza sociale e sanitaria creando confusione sulla famiglia
La Regione Liguria sta predisponendo una legge di riordino e razionalizzazione dei sistemi di assistenza sociale e sociosanitaria per semplificare l’accesso ai servizi alla persona per i minori, gli anziani, i disabili, malati di mente e terminali, persone tossicodipendenti.La legge, che sarebbe la prima nel suo genere in Italia, prevede alcune novità quali l’istituzione di un fondo per la non autosufficienza, la creazione dei distretti socio-sanitari per coordinare i servizi dei comuni e delle Aziende sanitarie locali, il potenziamento del Terzo settore e del volontariato.All’interno della legge vi è, secondo alcuni, un attacco rivolto direttamente alla famiglia tradizionale. In particolare, il comma 5 dell’articolo 23 ha fatto divampare le polemiche e sta rischiando di spaccare anche la stessa maggioranza.Il testo in questione recita: “Ai fini della presente legge gli interventi e i servizi destinati alla famiglia, così come individuata dall’articolo 29 della Costituzione, sono estesi ai nuclei di persone legate da vincoli di parentela, affinità, adozione, tutela e da altri vincoli solidaristici, purché aventi una convivenza abituale e continuativa e dimora nello stesso Comune”.Per la maggioranza, che sostiene la legge, la norma in questione è stata introdotta per assicurare un equo sistema di protezione a tutti i cittadini, in particolare, ai più deboli come i figli nati al di fuori dal matrimonio. Per l’opposizione, al contrario, con questa norma s’intende equiparare le libere convivenze alla famiglia tradizionale.”Com’è possibile pensare di regolamentare situazioni che in partenza non vogliono regole? Com’è possibile pensare a criteri che garantiscono diritti a chi non ha nessuna intenzione di assumere responsabilmente anche i doveri nei confronto dell’altro e della collettività che in fondo è chiamata a sostenerli?Queste regole non rischiano di essere uno schiaffo penalizzante nei confronti di chi, in nome di affetti orientati alla stabilità, garantisce famiglie stabili e quindi meno problematiche per la società?”. Sono le domande che Luigi Borgiani, delegato regionale dell’Azione Cattolica ligure, si pone sulla questione.Il problema principale, secondo il delegato regionale di Ac, è che gli incentivi per i pacs, che rimangono “situazioni particolari e minoritarie”, si possono trovare solamente “depauperando le già esigue sovvenzioni che vengono erogate alle famiglie”. Il tema in questione è uno scontro ideologico perché, continua Borgiani, favorire i pacs equivale a “favorire soluzioni che alimentano l’individualismo e una non del tutto corretta interpretazione della libertà”.”Se ad ogni scelta libera dovessimo attribuire dei diritti e delle salvaguardie dove andremmo a finire?”, si chiede ancora Borgiani. Quelle appena ricordate sono solo alcune delle considerazioni emerse anche in un recente seminario degli adulti di Azione Cattolica che si è svolto a Genova, nel quale è stata ribadita l’importanza “non tanto di difendere, quanto di promuovere la famiglia naturale fondata sul matrimonio così come sancito dalla nostra Costituzione”. Per questo, chiarisce Borgiani, “l’impegno, anche dell’Azione Cattolica, si estende a chiedere alle istituzioni sostegni adeguati alle famiglie formate e a quelle in formazione”.Dello stesso avviso è anche don Gianluigi Figone, responsabile dell’Ufficio regionale per la pastorale familiare della Conferenza episcopale ligure (Cel). “Certamente afferma la società e le istituzioni hanno il diritto e il dovere di proteggere le persone più deboli, ma l’attuale testo del disegno di legge, così come è stato votato recentemente, è davvero molto ambiguo.Il testo della legge continua che non sappiamo ancora se sarà quello definitivo, sembra però andare verso la direzione di estendere i benefici della legge anche ai pacs, sebbene questi non vengano mai nominati esplicitamente”. Per il sacerdote, “va certamente ricordato che le persone che potrebbero essere interessate all’istituzione dei pacs sono già ampiamente tutelate dal nostro attuale ordinamento giuridico e dalle nostre legge”.Per quanto attiene alle questioni più strettamente giuridiche, prosegue Figone, “lasciamo al Forum ligure delle associazioni familiari di proporre gli emendamenti che a loro giudizio possono risultare utili per superare la situazione attuale.Tra le tante incertezze conclude l’unica cosa certa è che i tanti discorsi che si fanno intorno a questi temi sono di natura ideologica e non una necessità. Come Cel non vogliamo prendere una posizione politica anche se va ricordato che i cattolici, nonostante la divisione politica nei due schieramenti, dovrebbero essere uniti su alcune tematiche e sui valori fondamentali perché la famiglia non è una qualunque unione solidaristica ma, al contrario, è qualche cosa di più profondo. La famiglia è una realtà fondamentale per la costruzione della propria identità”.(22 marzo 2006)